Angelo Donini


Una tradizione lunga tre secoli – Donini, Maestri Ferrai dal 1700.

Questo mese per lo spazio con gli antichi mestieri, incontriamo Angelo Donini, classe 1954, discendente dell’ omonima famiglia, che da più di 300 anni lavora il ferro creando vere e proprie opere d’arte. L’arte della trasformazione del ferro, che consiste nel dare a caldo la forma ideata, é una delle più vecchie al mondo, ma è un mestiere che ha bisogno di tanta passione e soprattutto di abilità tecniche e di capacità creative. È proprio per questo che è sempre più difficile trovare un buon artigiano fabbro ferraio. La storia dei Donini, mastri ferrai inizia nel ormai lontano 1700, quando il bisnonno Angelo, intraprende la propria attività di fabbro- ferraio (anche maniscalco) alle Ganzole di Sasso Marconi, dove la bottega – laboratorio si trova ancora oggi.

Da allora ben quattro generazioni hanno seguito le orme del celebre bisnonno, nell’ordine: Alfredo, Bentivoglio: meglio conosciuto come “Ciccio dal Ganzol” e Angelo che a tutt’oggi continua l’attività assieme due fidati collaboratori :Umberto e Mauro. Per esigenze di mercato negli anni si è aggiunta la carpenteria metallica, ma la vena artistica rimane più che mai viva in casa Donini. Angelo mi mostra con orgoglio una vasta collezione di oggetti realizzati negli anni dai propri avi. Arnesi da lavoro, ferri da cavallo, ferri da bovini (utilizzati quando bovini erano nei campi), serrature di varie forme ed uso, martelli, pinze, e chi più ne ha più ne metta; tre secoli di storia raccontati attraverso gli strumenti che accompagnavano la vita delle persone tra il 700 e il 900, anni dove la tecnologia era ancora lontana. La ditta Donini è stata riconosciuta nel territorio come Bottega Storica per essere in attività da più di 50 anni e tramandata da padre in figlio.

Visite nelle scuole dell’appennino e dimostrazioni in varie fiere e sagre hanno permesso ad Angelo, di far conoscere l’arte della lavorazione del ferro al di fuori dell’ubicazione classica della bottega. Il lavoro inizia da un progetto, un disegno che nasce dalle mani esperte di Angelo, le stesse mani che come una volta preparano la “fucina” con il carbone e quando il ferro diventa “rosso” lo battono e lo ribattono, con il martello, centinaia di volte fino a creare oggetti di rara bellezza e perfezione, tanto che alcuni sembrano animati.

Un piccolo aneddoto: qualche anno fa, esattamente nel 1998 si girava sulle colline di Sasso Marconi, nella villa settecentesca “La Quiete di Mezzana”, il film di Pupi Avati :Il Testimone dello Sposo con Diego Abatantuono e l’attrice spagnola Ines Sastre. La trama del film era ambienta alla fine dell’ottocento e per esigenze coreografiche servivano arredamenti e mobili dell’epoca. I bravi collaboratori di Avati trovarono tutto in breve tempo, come si nota dalle belle scene del film, mancava solo un carrello portavivande in ferro battuto, ma non si riusciva a trovare da nessuna parte. Informati che nelle vicinanze vi era la bottega Donini, i collaboratori di Avati contattarono Angelo, il quale realizzò un esatta riproduzione del carrello, come una volta, senza saldature, con chiodi ribattuti.

Il padre Alfredo realizzò negli anni ’60 manufatti in ferro per la villa romana di Sylva Koscina, attrice dell’epoca nota al pubblico per vari film a fianco di Totò, Alberto Sordi, Nino Manfredi, Ugo Tognazzi e nella parentesi americana nell 1968 Kirk Douglas in “Jim, irresistibile detective ” e Paul Newman in “La calata dei barbari”. Non sarebbe male osservare il maestro Angelo Donini insegnare per un giorno l’antica arte del fabbro ferraio ai giovani studenti delle scuole sassesi. Solo così un’antica arte potrebbe essere ogni volta rivissuta e riassaggiata in tutto il suo sapore antico.

Simone Gallini