La Casa dell’Arte di Sasso Marconi

di Gianni Pellegrini

“Penso con un certo orgoglio che nel paese che forse mi è più caro, Sasso Marconi, c’è una Casa dell’Arte fra tante fabbriche e molti campi, dove si possono vedere mostre eccellenti, come a Parigi o a New York.” (Enzo Biagi) “Andando e tornando a Bologna per l’autostrada, conviene deviare per Sasso Marconi e far sosta alla Casa dell’Arte…” (Giulio Carlo Argan) “Non a caso gli incontri reciproci alla Casa dell’Arte hanno per me il sapore dell’inverno o delle mezze stagioni: vedo le colline di Sasso Marconi avvolte nella nebbia o nelle brinate… La Casa dell’Arte può essere anche in parte la mia casa, anch’io ho tutto da guadagnare a frequentare quel ricettacolo di conoscenza, di informazione, di amore per i maestri, di paziente e utile deposito di documenti e lettere che li riguardano” (Renato Barilli)
“Da quando ha inventato la Casa dell’Arte, un’imponente rassegna di opere di prim’ordine ci sfila periodicamente sotto gli occhi attoniti e compiaciuti… Tavoni ci ha portato il mondo in casa. II mondo dell’arte s’intende. Per chi vive a Sasso Marconi è un bel vantaggio.” (don Dario Zanini)
“Otto anni fa nasceva a Sasso Marconi la Casa dell’Arte, sotto la cui insegna fiorisce un centro di cultura e informazione a sostegno della galleria vera e propria. L’iniziativa venne subito premiata con la concessione del patrocinio da parte del Comune perché, se è vero che come galleria svolge puntualmente il suo lavoro, come centro di cultura artistica rappresenta per la città – possiamo dirlo? – un fiore all’occhiello.” (Giorgio Ruggeri).
Sono alcune frasi tratte fra i tanti contributi di artisti, critici, giornalisti e personalità istituzionali, dal libro dedicato ad Efrem Tavoni nel 1982 in occasione del suo 75esimo compleanno. Esse rappresentano bene il clima di incoraggiante atmosfera culturale di quegli anni a Sasso Marconi. E’ opportuno ricordare, per definire il contesto, che nel paese uscivano in quel periodo due giornali periodici. Attraverso la partecipazione attiva dei cittadini alla vita pubblica, si palesava una grande voglia di contare, Sasso Marconi viveva un momento di impetuosa crescita demografica in gran parte dovuto ad una massiccia immigrazione dalla città. Una immigrazione che introduceva in un tessuto sociale appena uscito dalla cultura agricola modelli metropolitani. In sostanza sotto queste spinte si poteva intravedere la ricerca di una vita “paesana” più ricca e completa sotto tutti i punti di vista.
La Casa dell’Arte di Sasso Marconi apriva intanto due succursali, a Bologna e Cavalese.
Erano tempi, ricorda don Zanini, durante i quali “artisti e critici, autorità e amatori, personalità dell’arte e della cultura, circolavano per le nostre strade.” Sono passati solo pochi anni da tutto questo. Efrem Tavoni non c’è più e con lui anche la Casa dell’Arte.
Eppure tanta storia artistica è passata per Sasso Marconi durante i circa tre lustri di attività. E’ sufficiente consultare i cataloghi delle principali mostre. Impressionante per qualità l’elenco dei nomi: Giorgio Morandi, Felice Casorati, Carlo Carrà, Osvaldo Licini, Ottone Rosai, Massimo Campigli, Renzo Vespignani, Josè Ortega, Marino Mazzacurati, Pio Semeghini, Arturo Tosi, Orfeo Tamburi e tanti giovani divenuti nel frattempo meno giovani e più famosi.
Ricordare questo passato può essere solo un atto rievocativo e fine a se stesso se non ci si sforza di trarre alcune note utili per una ripartenza che deve muovere però dalla convinzione che l’essere un piccolo centro rispetto alle metropoli non ci destina ad una fruizione culturale di terzo o quarto ordine. Questo vale per le arti figurative come per qualsiasi altra attività.
Per quanto attiene i soggetti di questa riflessione, la Casa dell’Arte di Iliana Guidi e il suo animatore Efrem Tavoni, si può sicuramente affermare che essi sono stati i protagonisti di una iniziativa privata. E’ parimenti vero che, per la risonanza documentata che questa impresa ha avuto in Italia e nel mondo e per avere divulgato il nome di Sasso Marconi, nel momento della cessazione dell’attività per il naturale venir meno delle forze del fondatore, sarebbe stato auspicabile un qualche interessamento dell’ente comunale patrocinatore. Soprattutto come sottolineava Giorgio Ruggeri, per la parte riguardante il centro di informazione e di documentazione che possiede una dotazione di migliaia di cataloghi e volumi difficilmente riscontrabili anche al livello delle grandi istituzioni metropolitane. Oggi questo centro di cultura e di documentazione è affidato alle amorevoli e capaci mani di Iliana Guidi coadiuvata come sempre da Gabriele. Mi assumo la responsabilità di avanzare una proposta. Perché privato e pubblico non danno vita ad una Fondazione culturale intestata ad Efrem Tavoni, avente lo scopo di offrire a tutti coloro che lo vogliono la possibilità di apprendimento, approfondimento, studio e ricerca sulle arti figurative del novecento? Dentro questa “idea-provocazione” esistono come sempre altre possibilità. Importante non è l’aspetto formale, bensì il risultato che si intende raggiungere e, nel caso che la Fondazione dovesse apparire come troppo impegnativa, esistono altre strade che si possono percorrere agevolmente: convenzione, protocolli, ecc. Le buone opere non devono valere solo per essere ricordate o rimpiante ma, soprattutto per essere proseguite.

Tratto dalla rivista semestrale “al sâs” N.3
edita dal gruppo di ricerca storica “DIECI RIGHE”

La casa dell'Arte

Casa dell’Arte 1984, Iliana Guidi Tavoni, Efrem Tavoni e Maria Teresa Morandi, moglie di Giorgio Morandi. (Foto di proprietà I. Guidi Tavoni)

La Casa dell'Arte

Casa dell’Arte. Da sinistra L. Pancaldi, E. Tavoni, I. Bucarelli e G. C. Argani nel 1981 in occasione della mostra di Giorgio Morandi. (Foto I. Guidi Tavoni)