Capitolo 01 – 8 Settembre 1943

Nonostante la guerra, la tradizionale Fiera di Pontecchio era gremita di gente, quando la radio alle ore 19.42 trasmise il seguente messaggio del Maresciallo Badoglio, capo del governo:

8 settembre 1943 - 1

Germania 1944 - Soldati italiani in uno dei tanti campi di concentramento. Adunata generale del campo

8 settembre 1943 - 2

Alcuni soldati cercano radici nel terreno per sfamarsi.

“Il governo italiano, riconosciuta l’impossibilità di continuare l’impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane, in ogni luogo. Esse, però, reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza”.

Il messaggio venne interpretato dalla popolazione come l’annuncio della pace. La gente presente alla fiera esultò, si trasformò, urlò di gioia scandendo “la guerra è finita“; si bevve e si fece festa. Calò la sera, e a Palazzo Rossi, che si trova al centro della vallata in un naturale ed immaginario anfiteatro con attorno un cerchio di colline dal dolce pendio, la gente vide, uno dopo l’altro accendersi qua e là grandi fuochi (falò) preparati spontaneamente per festeggiare l’avvenimento. Un falò, molto grande, preparato con erba e paglia fu fatto bruciare nei campi che oggi sono compresi tra l’autostrada e la sede della fiera.

E come il fuoco di paglia ha breve durata, anche la speranza che la guerra fosse finita durò poco. Il messaggio di Badoglio non dava nessuna direttiva sul comportamento da adottare nel caso di attacco da parte dei tedeschi. Dodici ore dopo il messaggio il Re Vittorio Emanuele III fuggi da Roma, Badoglio si rese irreperibile, il governo italiano svanì nel nulla. Alcuni generali e comandanti dell’esercito italiano, in assenza di ordini e di direttive, consegnarono truppe ed armamenti ai comandi tedeschi, arrivati in forze dalla Germania, altri favorirono lo sbandamento lasciando il Paese nelle mani delle truppe germaniche che presero possesso delle caserme, disarmando senza trovare resistenza gli ufficiali e i soldati che ancora non erano fuggiti a casa indossando abiti civili.

I reparti delle “S.S.” e dell’esercito tedesco, in meno di due giorni diventarono padroni del nostro Paese. Tutti i soldati e graduati, trovati nelle caserme o fermati ai posti di blocco, nelle strade e nelle stazioni ferroviarie mentre tentavano di far ritorno a casa furono deportati in Germania e rinchiusi in campi di concentramento. Furono oltre 615.000 i giovani deportati e di questi circa 30.000 morirono di stenti e di malattie. 172 giovani soldati di Sasso Marconi sono stati prigionieri nei campi di concentramento in Germania, tre di loro moriranno di malattia.

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In queste foto: Lager – XB – 55 In questo campo è stato prigioniero Leardo Boschetti di Pontecchio. In alto a sinistra cartolina postale scritta da Boschetti alla famiglia in occasione del Santo Natale del 1943. I prigionieri di guerra potevano scrivere alla famiglia solo due volte all’anno, per Natale e per il compleanno del Fùhrer.