Chiese di Sasso Marconi

Le due parrocchie del capoluogo, una intitolata a San Pietro e l’altra a San Lorenzo, sono accomunate, nella loro dicitura, dal toponimo Castel del Vescovo, o più anticamente Castrum Episcopi, che rivela chiaramente il legame tra il territorio menzionato ed il vescovo bolognese. Vari possedimenti ed un luogo di villeggiatura appartenenti alla sede vescovile sono attestati, infatti, nei documenti a partire dall’età medievale.
Di un castello con tale nome racconta per la prima volta un documento del 1220 in cui l’imperatore Federico II concede al vescovo di Bologna la piena autorità su vari possedimenti del contado. Nessuna menzione si trova, invece, nella Bolla di Gregorio VII, datata 23 marzo 1074. Il castello, presumibilmente sorto quindi tra il XII e il XIII secolo, doveva sorgere non lontano da dove è ora la ex parrocchia di Castel del Vescovo, non a caso conosciuta come San Pietro a Castello. Oltre che nel nome, ancora nel Settecento erano visibili i resti di antiche fortificazioni nei pressi dell’edificio sacro.
Altre importanti fonti, sempre di età medievale, richiamano l’antichità della comunità locale, il cui modello organizzativo ha riscontro in quello attuale. L’elenco senatoriale del 1223 nomina, infatti, l’intera comunità di Castel del Vescovo, mentre le Decime del 1300 (elenco dei contribuenti che versavano la decima parte del raccolto o del reddito di qualsiasi attività al sovrano, feudatario, signore o chiesa) citano le due chiese parrocchiali di San Pietro e di San Lorenzo.
Il legame tra le due comunità parrocchiali, riunite in un unico nucleo amministrativo e civile, emerge chiaramente durante il periodo del cosiddetto “Governo misto”, costituito dalla presenza simultanea, nel territorio bolognese, del potere del legato pontificio e del Senato bolognese (1506-1788). Ogni anno, infatti, era eletto un rappresentante locale, col titolo di massaro (carica civile corrispondente all’incirca all’attuale sindaco), scelto alternativamente tra gli uomini dell’una o dell’altra parrocchia.
Nel corso dei secoli, le due parrocchie di Castel del Vescovo mantennero una stretta relazione, distinguendosi però per le specifiche attività svolte dagli abitanti. Il territorio di San Pietro acquistò sempre più carattere industriale e commerciale, mentre quello di San Lorenzo rimase più dichiaratamente legato all’agricoltura, e quindi composto prevalentemente da insediamenti sparsi, solo in parte raggruppati attorno alle grandi ville della Maranina, di Corticella, della Palazzina e delle Putte.

Santuario della Beata Vergine del Sasso

Piazza dei martiri della liberazione – 051 841114

Chiesa di San Pietro a Castello

Via Castello 38

Chiesa dei S.S. Giorgio e Leo

Via San Leo 30/32

Chiesa di San Leo - Sasso Marconi

La chiesa menzionata nelle Decime del 1300, quale suffraganea della Pieve di Panico, deve il suo aspetto attuale alle consistenti ristrutturazioni operate nel XVII e nel XIX secolo. Circa l’assetto della chiesa antecedente, i documenti ricordano che era “di forma antica”, con palco a travi, priva di coro e sacrestia.
Nel 1839 fu abbassato il pavimento, edificati due altari laterali con le relative cappelle, ed infine costruito un nuovo altare maggiore e due cantorie. La relazione del 1872 del parroco don Pietro Cenacoli descrive un edificio ad una sola navata, con ampio presbiterio e coro. Le due cappelle laterali erano dedicate alla Vergine e a San Francesco d’Assisi, mentre una terza cappella che si trovava in sacrestia, era dedicata a San Luigi. Attigui alla chiesa erano il campanile, con quattro campane, e la casa per il campanaro. Sull’altro lato, addossata alla chiesa, si trovava la canonica. Da una fotografia di inizio secolo è possibile vedere che sul campanile erano collocati un orologio solare ed un orologio meccanico, ora scomparsi. I documenti del tempo testimoniano inoltre che tutti gli stabili erano in buone condizioni, eccetto la copertura della canonica.
Nel corso dell’ultima guerra la chiesa dei S.S. Giorgio e Leo fu usata come stalla, cucina, dormitorio ed autorimessa, subendo danni ingenti sia negli arredi sacri sia nei documenti storici, contenuti nell’archivio risalente al secolo XVI.
Un culto piuttosto vivace è quello della Beata Vergine degli Angeli, alla quale era particolarmente devota la confraternita del S.S. Sacramento, costituita in parrocchia nel 1833. Oggetto di venerazione è una statua della Madonna Immacolata in terracotta policroma del sec. XVIII, dono di don Antonio Vivarelli (1786) che, a sua volta, l’aveva ricevuta dai Padri Teatini di S. Andrea della Valle in Roma.
E’opera di pregio la Veigine con Bambino solitamente attribuita ad Elisabetta Sirani (1638-1665).

Sulla parete di destra della chiesa è collocata una Sacra famiglia con s. Giovannino e i santi Agostino e Antonio (fine sec. XVII): la Vergine e san Giuseppe guardano amorevolmente il Bambino che, in piedi su una cesta di panni, vezzeggia san Giovannino. Sullo sfondo, a destra, s. Agostino tiene in mano un bastone fiorito mentre, sulla sinistra, s. Antonio regge un libro.
Lungo le pareti sono le quattordici stazioni della Va Crucis, dipinte ad olio su tela (fine del sec. XVIII), racchiuse in cornici dal coronamento a volute vegetali stilizzate.
Sulla volta della cupola, infine, si trovano affreschi di Filippo Pedrini (1763- 1856) raffiguranti il Padre Eterno. Altre due tele di un certo pregio sono custodite nella sacrestia: l’una raffigura San Luigi, cui è dedicato un altare, ed è
opera di Luigi Cresa (sec. XVIII.), l’altra, databile al sec. XVI, raffigura San Girolamo e santa Caterina di Alessandria, opera di un pittore manierista bolognese affine alla maniera di Pellegrino Tibaldi.
Significativo il fatto che san Leo, vescovo di Montefeltro, sia il santo patrono dei tagliapietre, professione antica e intimamente legata alla pincipale attività degli abitanti della zona del Sasso di Glòsina.

Testi tratti dalla “Guida alle Chiese e agli Oratori” Sasso Marconi e dintorni
Costa Editore

 

Chiesa di San Antonio da Padova

Presso la località di Colle Ameno

Chiesa di Sant’Ansano di Pieve del Pino

Via Pieve del PinoChiesa di Sant' Ansano a Pieve del Pino - Sasso Marconi

Chiesa di San Cristoforo Di Mongardino

Via Codicino 16

Chiesa di Santo Stefano di Pontecchio

Via Pontecchio

Chiesa dei Santi San Donnino e Sebastiano

Via Moglio

Chiesa di San Lorenzo Castel del Vescovo

Via dei Gamberi, 3 – tel.051 841936

Chiesa di San Michele Arcangelo di Badolo

Chiesa di santa Maria e Sant’Andrea di Rasiglio

Via Rasiglio – Belvedere
La chiesa attuale venne progettata nel 1835 dall’ingegner Girolamo Minelli, essendo la precedente divenuta ormai troppo angusta per ospitare i numerosi parrocchiani. Pochi anni dopo, lo stesso Minelli sovrintese alla costruzione del campanile, cominciata nel 1840. La chiesa ottocentesca sorge sull’area della precedente e riprende le linee neoclassiche della chiesa di Santa Maria Labarum Coeli di Bologna, costruita nel 1780 da Angelo Venturoli. L’edificio ha la facciata timpanata sul lato a mezzogiorno. Completa l’insieme architettonico la contigua, elegante sagrestia.Chiesa di Rasiglio - Sasso Marconi
L’interno, in stile dorico, termina con un vasto e maestoso presbiterio, il cui catino è sostenuto da quattro colonne. E’ certo elemento di valore. La chiesa, fornita di organo, cantoria e coro, ha l’altare maggiore in scagliola di pregevole fattura. Alle pareti numerosi quadri di scuola bolognese, tra i quali la pala d’altare con Sant’Andrea, santa Lucia e san Rocco di Angelo Lamma e il San Gaetano da Thiene della Benati, la pala dell’altare di destra, raffigurante la Madonna, san Camillo de Lellis e le anime purganti (sec. XVIII).
Addossato alla parete absidale è collocato un medaglione a bassorilievo raffigurante il Padreterno con angeli (sec. XIX).
Bello anche il ciborio della fine del secolo XVIII in legno marmorizzato: su di una finta gradinata, ai lati della base a forma di parallelepipedo, si alzano otto colonne che reggono quattro mensole, sulle quali poggiano quattro porta-palme ornate di festoni. Sopra le mensole sono quattro archi a sostegno della cupola a vela, sormontata da un globo dorato.

Chiesa di Santa Giustina di Montechiaro

Via Montechiaro, 26

Chiesa di San Nicolò delle Lagune

Chiesa dei Santi San Giorgio e Leo

Via San Leo, 30 – 32

Chiesa di San Martino di Tignano

Chiesa di San Martino di Battedizzo

Via Battedizzo

Chiesa di San Martino di Ancognano

Via Ancognano, 17/19

Chiesa di san Michele a Nugareto

Chiesa di San Pietro Apostolo

Via Scopeto

Chiesa di San Pietro di Jano

Via Iano, 15

Chiesa di San Martino

Via Tignano

Chiesa di San Giorgio

Oratorio di San Giovanni a Romagno

Secondo il Calidri l’oratorio di San Giovanni corrisponderebbe all’antica chiesa di San Giacomo di Batterdizzo, già presente nelle Decime del 1300. Attualmente resta una costruzione rurale, senza elementi architettonici di particolare valore.

Oratorio di Sant’Apollonia

Via Porrettana, 495
L’oratorio fu edificato nel 1630 per volontà di Claudio Achillini (1574 – 1640), famoso giurista e poeta bolognese proprietario della vicina Villa della Torre, come ringraziamento delo scampato pericolo della peste. Le due lapidi costudite all’interno dell’oratorio ricordano appunto questo fatto.
Approfondimento

Oratorio di San Bartolomeo

Via Maranina, 4/8

Oratorio dedicato a San Maria degli Angeli

Presso Palazzo Armi

Oratorio della Beata Vergine del Rosario

Oratorio di San Rocco

Via Lagune
L’oratorio si trova in località Cò di Villa. Venne edificato dalla famiglia Mini alla fine del XVII secolo, e probabilmente, data la dedicazione a San Rocco protettore della peste, fu costruito come ex voto dalla famiglia, scampata all’epidemia del 1630. L’edificio passò in seguito ai conti Castelli, poi ai signori Pedrelli. La costruzione, che non presenta particolari architettonici di rilievo, ha subito recentemente alcuni rifacimenti inopportuni. Viene officiato una sola volta all’anno, il giorno 16 agosto, festa di san Rocco.

Oratorio di Santa Maria delle Grazie

Via Lagune
Il piccolo oratorio secentesco, dalla facciata a capanna, portale architrave a lunetta, sorge in località Ospedaletto. All’interno sono custoditi due quadri interessanti, di cui il Bortolotti riporta l’attribuzione ad un certo Andrea da Modena, che sarebbe l’autore di un affresco raffigurante la Vergine che, purtroppo, non è più leggibile.

Oratorio di San Geminiano

Via Tignano, presso lo sbocco di Via Angonella

Oratorio di San Antonio da Padova

Via Tignano
L’oratorio, che nel secolo scorso apparteneva al Cardinale Alberghini, è ora di proprietà dei conti Acquaderni. Situato in località La Grotta, fu edificato nel 1698 da Giovan Battista Fortuzzi per facilitare ai fedeli della parrocchia di Mongardino l’affluenza domenicale alla S. Messa. Le condizioni delle strade che portavano alla chiesa di San Cristoforo erano infatti pessime e, nei mesi invernali, risultava più agevole che fosse il parroco a raggiungere il suo gregge, celebrando le funzioni nell’oratorio di Sant’Antonio.

Oratorio della Presentazione della Vergine, San Antonio e San Francesco

Via Lagune

Oratorio di San Michele Arcangelo

Oratorio della Natività di Maria

Oratorio della Natività di Maria

Oratorio della Natività di Maria

Via Palazzo Rossi, 4
L’oratorio appartiene al complesso degli edifici formanti Palazzo Rossi, che comprende la residenza signorile e il borgo per le attività agricole ed artigianali, mirabilmente saldati da una gran corte chiusa. Il palazzo, costruito in stile tardo gotico bolognese, è caratterizzato dalla presenza di un coronamento a merlature e dalle decorazioni in cotto. Bartolomeo Rossi, insigne membro di una famosa famiglia di banchieri bolognesi fece costruire il palazzo che, dopo la sua morte avvenuta nel 1482, fu completato dai figli Nestore e Mino. La residenza signorile è piuttosto nota per avere ospitato personaggi illustri quali Giovanni II Bentivoglie, Torquato Tasso, i pontefici Giulio II (nel 1506, anno della conquista pontificia di Bologna), Paolo III e Leone X, dal quale Rossi ottenne la giurisdizione feudale su Pontecchio. Il palazzo venne danneggiato nel 1527 dal passaggio dei Lanzichenecchi e quindi restaurato una prima volta da Ludovico Rossi. Nella seconda metà del secolo XVIII vennero modificate alcune parti interne ed esterne (demolizione di una torre) dal conte Camillo Rossi e infine, dopo essere passato in proprietà prima ai Marsili e poi ai duchi Bevilacqua, fu restaurato nuovamente negli anni tra i11907 e il 1909, sotto le direttive di Alfonso Rubbiani. Durante la seconda guerra mondiale, la villa fu adibita ad alloggio di truppe e sfollati e subì alcuni danni, in seguito restaurati dai proprietari attuali.
Anche l’oratorio venne danneggiato, ma attende ancora di essere restaurato e riportato in condizioni tali da potere essere regolarmente officiato. Gli ultimi restauri appartengono alla campagna di interventi promossa, all’inizio del `900, da Alfonso Rubiali. Caratteristiche sul retro le due torri campanarie a vela, sostenute da volute barocche, la piccola abside semicircolare e la decorazione in cotto a piccoli archetti che corre lungo tutto il perimetro esterno. Sulla facciata a capanna in alto si trova una decorazione a dentelli, mentre il portale rettangolare ha una cornice in cotto.

Oratorio di Santa Caterina di Bologna

Via Sant’ Anna 8 – 10

Oratorio di Sant’ Antonio Abate

Via Fontana
L’oratorio si trova di fronte all’entrata di Palazzo Sanuti, edificato intorno alla metà del sec. XV dal Senatore bolognese Nicolò Sanuti, primo conte di Porretta per volontà di papa Niccolò V Il nobile fece costruire il Palazzo per avere una sede fortificata, dove potere alloggiare durante i frequenti viaggi compiuti fra Bologna ed il proprio feudo. Il nome Fontana, che il borgo ha mutuato da quello della villa, si deve alla presenza di una fontana monumentale, divenuta assai famosa per gli spettacolari giochi d’acqua.
L’oratorio a pianta rettangolare aveva, nella lunetta della facciata, un affresco di SantAntonio Abate, di cui non rimane traccia. La linearità della superficie intonacata è interrotta soltanto da due piccole finestrelle rettangolari, poste a lato dell’ingresso e da una finestra a lunetta che sovrasta la porta. Ledificio, a pianta rettangolare, è inserito in una serie di case che fiancheggiano la strada senza soluzione di continuità. Molto semplice anche l’arredo interno costituito da un altare mobile per la celebrazione della messa e da un secondo altare, a ridosso del muro di fondo, sul quale si trova la pala d’altare con Santi. L’oratorio, di proprietà privata della famiglia Vannini-Comelli, è stato recentemente restaurato ed è aperto per le messe festive.

Oratorio della Beata Vergine della Visitazione

Via Porrettana

Oratorio di Sant’ Andrea di Castiglione

Oratorio di Santa Maria sul Colle

Via Tignano
L’oratorio detto anche “Santa Maria vicino Tignano” potrebbe essere l’antica parrocchiale di Santa Maria che compare nel documento del 1366. Gli ultimi rifacimenti risalgono al 1816, per volontà del parroco di Tignano, don Evangelisti.
L’oratorio, dalla facciata timpanata, viene officiato una sola volta l’anno.

Oratorio della Sacra Famiglia

Via Tignano
La piccola cappella, costruita nei primi anni dell’Ottocento, si trova in un gruppo di edifici chiamati Beschiera. La facciata termina con un timpano decorato con mattoni sistemati a dentelli e sormontato da una croce. L’oratorio, in buono stato, conserva all’interno il ricordo delle quattro croci (ora nella Basilica di San Petronio a Bologna) che la tradizione vuole poste da san Petronio per delimitare le mura della città.

Oratorio in Villa Francia a Cadestellano

In località Vizzano

Oratorio di Santa Maria di Ganzola

Oratorio di Santa Maria di Ganzola

Oratorio di Santa Maria di Ganzola

Nella tarda mattinata di sabato 18 ottobre 2014, la Fondazione Augusta Pini e l’istituto del Buon Pastore hanno inaugurato il restauro, compiuto a loro spese, dell’Oratorio di Santa Maria di Ganzola, parzialmente distrutto dagli eventi bellici della seconda guerra mondiale.
Approfondimento sulla località Ganzole a pag.
http://www.sassomarconifoto.it/index.php/territorio/localita-di-sasso-marconi/dalle-ganzole-verso-la-vite-centenaria/