Badolo

Chiesa di Badolo La località di Badolo è caratterizzata dal susseguirsi delle pareti rocciose che formano un tratto suggestivo del “Contrafforte Pliocenico” che attraversa il territorio. L’area, detta “Contrafforte Pliocenico”, è zona di tutela naturalistica ed è stata proposta quale “riserva naturale geologica”. La notevolissima ricchezza di forme e di paesaggio è da attribuirsi ad arenarie e argille stratificate contenenti numerosissimi fossili marini, al modellamento della roccia ad opera del vento e agli anfratti delle pareti che offrono rifugio a rari rapaci.Le sue pendici sono percorse dalla “Strada degli Dei” di probabile origine medievale. Con un percorso panoramico particolarmente suggestivo la “Strada degli Dei” raggiunge:

  • Rocca di Badolo, usata attualmente come palestra di roccia, dove fu rinvenuto un ripostiglio di asce dell’età del bronzo;
  • Monte Adone che con i suoi 655 metri di altitudine è la cima più alta del comune.

Sullo sperone di Ziano, a Battedizzo, nei pressi di Badolo, è stato individuato l’acquedotto sotterraneo di epoca romana, che convoglia le acque del Setta verso Bologna.

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Badolo nella storia

Le località di Badolo e Battedizzo a levante del fiume Setta, furono contese nel medioevo, tra due famiglie bolognesi, i conti di Monzuno e i conti di Panico.

Sullo sperone di Ziano, a Battedizzo, è stato individuato l’acquedotto sotterraneo di epoca romana, che convoglia le acque del Setta verso Bologna, alcune condotte sono ancora utilizzate.

In un grande parco alle pendici di Monte Mario si trova la villa Quiete, che fu del pittore seicentesco Francesco Albani.

Il parco agricolo dei Prati di Mugnano si estende sulla destra del fiume Reno fino al Contrafforte Pliocenico nella zona delle Ganzole. Comprende ambienti assai diversi tra loro: vigneti, rive ciottolose del fiume, boschi… Meta di scampagnate,offre possibilità di passeggiate, straordinari scorci panoramici, soste attrezzate per picnic.

Notevole la villa Cadestellano, di epoca neoclassica. Fu, fatta costruire nel 1797 al centro di un vasto territorio agricolo in modo tale da consentire la piena visione, a raggiera, dell’intera proprietà che si estendeva da Monte Mario fin verso Ancognano.

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Ricordi alla finestra (Badolo)

di Arianna Gaspari

Seduta sulla poltrona, avvolta in un morbido plaid, la lampada accesa, un buon libro e una tazza di tè sul tavolino, osservo scendere la prima pioggia di stagione. Mi è sempre piaciuta la pioggia, la trovo rilassante. Seguendo il ticchettio ritmato alla finestra, mi lascio cullare, mi lascio trasportare dai ricordi, e mi rilasso, appunto. Chiudo gli occhi e comincio un viaggio a ritroso nei ricordi.
È maggio, una domenica, la giornata non è delle migliori purtroppo. Sono davanti alla chiesa di Badolo; San Michele Arcangelo è sempre lì, austera ed elegante nonostante la ricostruzione del secondo dopoguerra: osserva i viandanti che scendono a Sasso Marconi o che proseguono lungo la Via degli Dei e arrivano alla loro meta ultima, Firenze. Ah, che bella doveva essere prima, prima che gli avvenimenti dell’ultima guerra giungessero in questo luogo: isolato, nascosto, meraviglioso. La sua facciata elegantemente settecentesca doveva essere una gioia per gli occhi!
Nel primo pomeriggio il cielo si fa scuro, le nubi minacciano la riuscita della festa. Ebbene si, è un giorno di festa, il giorno della Beata Vergine della Rocca di Badolo, il giorno in cui tutti i parrocchiani festeggiano con cibi e bevande la patrona della loro valle. Inizia la processione, ecco la banda che comincia a suonare, la Madonnina viene portata in spalla subito dietro, e al suo fianco si avvia l’anziano parroco, che attende il momento giusto per iniziare il rosario; alle sue spalle tutti i parrocchiani si stringono intorno alla loro Madre con i loro doni. Ci avviamo su per una ripida scalinata, e tutti a pensare come sarebbe stato comodo un corrimano! La processione prosegue tra canti e preghiere inoltrandosi nel bosco, ripido e in cui ogni anno affiorano antichi gradini, i gradini dell’antico castello! Usciamo dalla selva, ci fermiamo un momento solo ad ammirare la Valle del Setta che si staglia davanti a noi, il massiccio di Monte Sole di fronte, la Rupe del Sasso a destra, e a sinistra, in lontananza, ma non troppo, Monte Adone e Monte Venere. Ancora pochi passi ci dividono dalla nostra meta, l’antico oratorio della Rocca di Badolo. Da secoli ormai accoglie chi arriva in cima al ripido sentiero, pellegrini, turisti, arrampicatori. Anche se ha cambiato aspetto dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale, ti cinge sempre in un abbraccio benevolo, ti invita a ristorarti e a riposarti o accanto a lui o nei tanti alberi circostanti; ti invita ad andare ancora più su, a salire proprio in cima, scovando il sentiero nascosto nella vegetazione. È difficile da trovare e un po’ difficoltoso, ma quando lo trovi, ti avvii e ti siedi a goderti il panorama, ti assale un senso di pace e di libertà che non ha eguali. Ah cara Rocca! Noi ci conosciamo da così tanto tempo, fin da bambina salivo quassù con i miei genitori, quante scalate con mio fratello. Ma mi rendo conto che solo nell’ultimo anno ho imparato ad apprezzarti veramente, solo da quando mi hai svelato una parte dei tuoi segreti ti sento un po’ più mia. I ricordi mi assalgono nuovamente, è una bella giornata di primavera, calda e soleggiata. Sono in un campo, intorno a me tante persone che mi seguono, curiose ed eccitate: le sto portando in una torre. Alla Torre di Badolo precisamente, un luogo nascosto dalla vegetazione, non facile da trovare; bisogna avere una buona guida per scovarlo e io l’ho avuta, un annetto prima di organizzare questa escursione. Lì stanno da tempo immemorabile i ruderi di un’antica torre, una delle tante torri di guardia che sorgevano lungo la Via degli Dei, nel Medioevo chiamata Via dello Stale. Mi è stato raccontato che su queste macerie, nella prima metà del Novecento, sorgeva un piccolo borgo, case di contadini senza pretese. Non so per certo se sparirono sotto i bombardamenti o se vennero demolite in un secondo momento; rimane Ii fatto che oggi non esistono più, Se si sta bene attenti e si è ancora in grado di ascoltare, si sentono portate dal vento le grida del bambini che giocano nell’aia, e le urla delle madri che dalle cisterne (in uno dei lati ci sono alcune vasche a volta semisotterranee, utilizzate forse per la raccolta delle acque piovane) richiamano i propri figli perché stiano attenti, e in lontananza i mariti che lavorano duramente nei campi. Il vortice dei ricordi mi trasporta di nuovo nel passato, nemmeno troppo lontano in verità! Riconosco la sede della mia facoltà, il Complesso di San Giovanni in Monte, a Bologna. Ci sono tante persone intorno a me, parenti, amiche e amici, è il giorno della mia proclamazione, il giorno in cui sono diventata ufficialmente Dottoressa in Storia. Qualche giorno prima avevo discusso la tesi, un lavoro coinvolgente ed entusiasmante, eppure così duro da pensare di lasciare perdere e ricominciare. Ma non è andata così, ci ho creduto fino all’ultimo e ho portato a termine la mia ricerca, il mio studio su Badolo. Che emozione tornare nei luoghi conosciuti per la prima volta da bambina con un occhio nuovo, scientifico, per cercare le tracce della rocca e del castello di cui si accenna nelle fonti rinascimentali, per scovare gli indizi sui precedenti edifici che sorgevano nei siti dell’attuale chiesa di San Michele Arcangelo e dell’Oratorio della Rocca di Badolo, che ci sono stati trasmessi nei documenti parrocchiali del Seicento e del Settecento. La gioia di avere tra le mani antiche testimonianze, scritte secoli fa, che ti lasciano un alone di muffa sulle dita, è impagabile. È grazie a questa ricerca che ho potuto apprezzare ancora di più un luogo già magico di per sé, inserito in un contesto naturalistico senza pari, culla dell’identità degli abitanti della valle e dei comuni che le sorgono attorno, che attira visitatori da ogni dove. In questi mesi, trascorsi studiandola, ho sentito la Rocca un po’ più mia e allo stesso tempo come se mi fosse sempre appartenuta. Mi sveglio improvvisamente, capisco che il tempo del ricordi è finito, mi alzo, finisco Ii tè ormai freddo, spengo la lampada, ripongo il libro e guardo fuori dalla finestra: un raggio di sole fa capolino tra le nubi illuminando la Rocca di Badolo.
Venendo da Bologna, superando Sasso Marconi e proseguendo sulla strada Val di Setta, dopo qualche chilometro si arriva a un bivio; prendendolo e proseguendo sulla via tortuosa per diversi chilometri, si arriva a Badolo: un piccolo nucleo di case sorte attorno all’antica chiesa di San Michele Arcangelo, oggi ricostruita dopo la seconda guerra mondiale. Nei pressi, comincia una ripida salita, a tratti a gradini, che conduce alla cima di Rocca di Badolo, uno dei monti che sorgono nel Contrafforte Pliocenico. Oggi è famosa come ritrovo per gli appassionati di arrampicata, che scalano la parete di arenaria: li si può trovare tutti i fine settimana, se le condizioni meteorologiche lo permettono. Vi sorge anche l’antico Oratorio della Beata Vergine del Rosario della Rocca di Badolo, di probabile origine medievale, forse però di molto precedente; era strettamente legato al fortilizio che qui sorgeva in quei secoli; la presenza di quest’ultimo è attestata fino alla seconda metà del 1300, quando venne distrutto dal Comune di Bologna.
Sulla Via delle Valli, poco oltre la chiesa di San Michele Arcangelo, venendo da Sasso Marconi, in mezzo a un campo, nascoste dalla vegetazione, vi sono le rovine dell’antica Torre di Badolo, probabilmente una torre di avvistamento che permetteva nei secoli medievali di controllare la strada, costituendo una prima forma di difesa da attacchi nemici.

Fonti consultate
Arianna Gaspari, Osservazioni su Badolo in età tardoantica e medievale, Tesi di laurea discussa alla Scuola di Lettere e Beni Culturali, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, A.A. 2011-2012, relatrice prof.ssa Roberta Budriesi.

Testo tratto dalla “Guida sentimentale di Sasso Marconi” Le donne raccontano: luoghi, storie, paesaggi.