Contrafforte del Pliocenico

Viene definito Contrafforte Pliocenico l’insieme di rupi rocciose in pietra arenaria che si snodano per circa 15 chilometri come un bastione naturale tra le valli dei fiumi Setta, Reno, Savena, Zena e Idice, in provincia di Bologna, nei territori dei Comuni di Monzuno, Pianoro e Sasso Marconi(Comunità Montana Cinque Valli Bolognesi).E’ ben visibile dalla Valle del Setta su cui mostra le sue pareti di arenaria a strapiombo. Da questo contrafforte spiccano in ordine da Sasso Marconi verso Vado le cime di Monte Mario (466 m), della Rocca di Badolo (475 m), di Monte del Frate (547 m) e di Monte Adone(655 m). In particolare tra il paese di Badolo (situauto sul crinale) e Monte Adone il Contrafforte si mostra come una lunga naturale muraglia di arenaria, che sembra congiungere i monti.Le rocce costituenti il Contrafforte sono il risultato della sedimentazione di sabbie e ghiaietrasportate dai torrenti appenninici all’interno di un ampio golfo marino che nel Pliocene (tra i 5 e i 2 milioni di anni fa), interessava vasta parte dell’attuale Appennino Bolognese (la linea di costa era a circa 15 km a monte rispetto alla via Emilia).A causa dell’innalzamento e dell’abbassamento del livello del mare (causate da glaciazioni e deglaciazioni), vi furono numerosi cicli di sedimentazione. Le forze orogenicheinnalzavano questi sedimenti da un lato e facevano sprofondare la parte opposta, con cicli di migliaia di anni, con una sorta di basculamento. Le successive fasi di sollevamento della catena appenninica hanno innalzato queste rocce fino ad oltre 600 m di quota, consentendo ai fenomeni erosivi di esplicarvi la loro azione, modellandole nelle forme che noi oggi osserviamo.Il substrato roccioso si compone nei rilievi più elevati (ad es. Monte Adone – 655 m s.l.m., Monte delle Formiche – 638 m, Monte Mario 466 m, Rocca di Badolo 475 m, Monte del Frate – 547 m, Sasso di Glossina) di arenarie grossolane di un colore giallo dorato, mentre alla base i terreni sono composti da morbide argille, e spesso solcati da calanchi. Tutte queste rocce sono ricche di fossili marini.

Sito di grande interesse geolitologico, paesaggistico e naturalistico, il Contrafforte è costituito da una serie continua di rupi orientate a Sud-Ovest costituite da blocchi di arenaria pliocenica, in genere sabbiosa e poco cementata, e contornate da ondulazioni argillose anch’esse plioceniche, talora calanchive.

La diversificazione morfologica e litologica, il forte contrasto tra le falesie assolate e le profonde incisioni vallive orientate a settentrione determinano notevole variabilità d’ambiente con una serie di habitat rocciosi, forestali e di prateria nettamente differenziati tra estremi opposti. Si va infatti dalla rupe arida con vegetazione mediterranea al versante boscoso fresco con elementi dell’alto Appennino, dal terreno sabbioso e acido alla plaga argillosa compatta e ricca di basi. La scarsa accessibilità di alcuni settori ha permesso inoltre la conservazione di flora e fauna rara in condizioni di vero e proprio rifugio.

Vegetazione

Ben quattro habitat forestali d’interesse comunitario (due tipi ripariali, i castagneti, le più belle leccete della Regione in area appenninica) sono il segnale di boschi pregevoli e variati, seppur uniformemente piuttosto giovani. Dominano i Roverelleti nelle esposizioni calde e gli Ostrieti in quelle fresche. Il sottobosco rivela la presenza più spesso localizzata di erbacee affatto comuni. Arbusteti, praterie e popolamenti rupicoli, talora presenti anche in forma di gariga, rivelano analogo, elevato interesse; d’altronde si stima che la flora del Contrafforte ammonti a 8-900 specie diverse. Sono presenti ulteriori specie rare e minacciate, tra le quali vanno citate almeno le orchidee Orchis coriophora, Serapias cordigera, Dactylorhyza romana, Himantoglossum adriaticum

Fauna

Componente faunistica di rilievo è senza dubbio l’avifauna, con dieci specie di interesse comunitario tra le quali alcune nidificanti (Falco pellegrino, Albanella minore) o potenzialmente nidificanti (Lanario, Gufo reale) sono rare o minacciate. Più o meno regolarmente nidificanti sono anche Succiacapre, Tottavilla, Ortolano e Averla piccola. Irregolare è l’avvistamento dell’aquila reale, mentre una ventina sono i migratori abituali. Tra gli anfibi, rilevanti sono le presenze di Tritone crestato, Salamandrina dagli occhiali e Ululone appenninico. In un’unica località è poi presente anche il Tritone alpestre, mentre tra le rane, significativa è la presenza della Raganella e della Rana appenninica (Rana italica). I rettili annoverano la presenza del Saettone, della rara Luscengola e del Colubro del Riccioli. Per quanto riguarda i pesci, cinque sono le specie di interesse comunitario: Barbo canino, Barbo, Lasca, Cobite comune, Vairone ed è presente anche Padogobius martensis. Gli Invertebrati contano il Gambero di fiume, il Cervo volante, Coleottero forestale e il Lepidottero. Incerte sono le segnalazioni per quanto riguarda i mammiferi: recente ma pressoché certo è il ritorno dell’Istrice; sconosciuta ma sicuramente interessante è la comunità di Pipistrelli in considerazione dei numerosi anfratti rocciosi.

Di seguito un bel testo tratto dalla “Guida sentimentale di Sasso Marconi” dal titolo LA CASA DEGLI DEI: IL CONTRAFFORTE PLIOCENICO autrice Carla Bassetti

Con lo sguardo accarezzo i morbidi colli verdi in lontananza, a un tratto colgo uno sfavillio luminoso, e l’occhio si ferma sorpreso sulle pareti dorate di un maestoso bastione roccioso che splende sotto il sole. Tra le colline si erge una grandiosa formazione rocciosa che interrompe il dolce paesaggio: il Contrafforte Pliocenico.
Questa solenne muraglia naturale composta da affioramenti di arenaria che risalgono al periodo Pliocenico, ovvero un lasso di tempo compreso tra i 5 e i 2 milioni di anni, sorprende lo sguardo e la mente.
Nobile guardiano, nel suo ergersi in mezzo al paesaggio, sembra ricordare la grandiosità della vita e gli albori del mondo. Occupa uno spazio geografico che ha origine dalla Rupe del Sasso, nelle valli dei fiumi Reno e Setta, per finire al Monte delle Formiche, nelle valli dei fiumi Zena e Idice.
Le rocce presentano aree di diversa durezza, strati arenacei o strati di roccia sedimentaria calcareo-argillosa, che mostrano fenomeni di erosione o crolli e cedimenti molto diversi da zona a zona, dando così origine a uno straordinario, sempre diverso, spettacolo di cengia, torri, cogoli e pinnacoli. Un paesaggio straordinario e ancor più sorprendente perché con la sua particolarità geologica e i fenomeni di erosione, particolarmente marcati sul versante che si butta sulla vallata del fiume Setta, è un mondo a sé stante. Un mondo ritrovato, che in una certa epoca era sicuramente sommerso, e che adesso ci rivela discreto gli organismi che a quel tempo lo abitarono. Sono tanti, infatti, i fossili rinvenuti: in particolare conchiglie, ma anche molluschi, pesci, e mammiferi marini. A questo proposito, tra le argille della Formazione di Monte Adone (a Garagnano, nel comune di Pianoro), nel 1965 fu ritrovato un reperto davvero stupefacente: i resti di un mammifero marino identificato come Balaenoptera acutorostrata. Si tratta di un esemplare di balenottera, lungo circa 9 metri, ora conservato presso il museo Geologico “Giovanni Capellini” di Bologna. Quando quel mondo marino si sconvolse e l’Appennino emerse, le acque si ritirarono e il mare scomparve, lasciando così sabbie e limo, ghiaia, ciottoli e rocce che, con il tempo e con l’azione degli eventi atmosferici, si trasformarono nelle splendide pareti del Contrafforte.
Anche questo periodo è documentato con ritrovamenti fossili di grande importanza: a Glosina, antico nome della Rupe del Sasso, sul finire del 1800 fu effettuato un ritrovamento prestigioso, la mandibola di un Tapirus arvernensis. Quanta vita e quante sorprese, dunque, offrono queste rocce! Con lo sguardo perso alle sabbie giallo/dorate dei costoni ripidi, mi sorprendo ogni volta a pensare alle nostre colline coperte (1 ai mare, all’Eternità e al Vigore della Natura.
Poi sposto lo sguardo e i pensieri al Contrafforte dell’epoca attuale. Oggi, grande “riserva” della biodiversità, quest’area ci offre una flora e una fauna ricche e molto differenziate. Si possono trovare, in zone diverse: graminacee, piccoli arbusti, biancospino, ginestra, ginepro, sambuco, agrifoglio, sorbo, nespolo, e poi alberi di lecci, faggi querce, castagni, noccioli, aceri, meli selvatici e ancora, piccole orchidee, viole, bucaneve, tulipani dei campi, campanule, gigli di San Giovanni,
Anche la fauna presenta esemplari di grande interesse: caprioli, dalni, cinghiali, faine, donnole, volpi, lepri, ricci, istrici, talpe e toporagni, topi selvatici, tassi, moscardini e scoiattoli.
Di considerevole importanza anche le diverse specie di volatili, tra i quali vi sono molte varietà regolarmente nidificanti come altre, invece, spesso rare, presenti ma irregolarmente.
Si possono avvistare rapaci come il falco pellegrino, il falco pecchiaiolo, il gheppio, il lanario, la poiana e, accanto a questi superbi uccelli predatori, anche ghiandaie, scriccioli, pettirossi, passeri, cince e altri passeriformi, rondoni, gazze e chirotteri.
In alcune aree sono presenti anche anfibi, come il tritone alpestre e il tritone punteggiato, la rana appenninica e la rana verde, il rospo comune e la raganella, nonché diverse specie di rettili. Non dimentichiamo gli svariati insetti, coleotteri, ortotteri, lepidotteri. Quanta ricchezza offre questo attempato bastione, guardano imponente e severo, sicuro Tempio della  Natura e della Vita, dunque, Casa degli Dei.

Comunicato stampa

30 luglio 2008 – Contrafforte Pliocenico e Bosco della Frattona, approvati i Programmi di tutela e valorizzazione.
Il Consiglio provinciale ha approvato, nella seduta di ieri, con 20 voti a favore (Pd, Rc, Sd e Verdi) e 8 astenuti (Fi-Pdl, An-Pdl e Gdl) i Programmi triennali (previsti dalla Legge regionale 6/2005) di tutela e valorizzazione delle riserve naturali del Contrafforte Pliocenico e del Bosco della Frattona.
La gestione delle due riserve naturali è attuata dalla Provincia di Bologna in convenzione con i Comuni e le associazioni dei territori sui quali si estendono: Comune di Imola per la riserva del Bosco della Frattona; Comunità montana cinque valli bolognesi, Comuni di Pianoro, Monzuno e Sasso Marconi per il Contrafforte Pliocenico.
I finanziamenti per attuare gli interventi concordati dai vari soggetti sono già previsti nel Rapporto provinciale aree protette approvato nel giugno 2007, inviato alla Regione Emilia-Romagna e in attesa di riscontro per giugno 2009. Per quanto riguarda nello specifico la riserva del Contrafforte Pliocenico, esiste già un finanziamento di 205 mila euro, 164 mila stanziati dalla Regione e i restanti dalla Provincia di Bologna.

Approfondimenti

Bibliografia

G. Marconi, D. Mongardi, C’era una volta il mare. Natura e storia tra il “Sasso” e il Monte delle Formiche (Gruppo Studi Savena Setta Sambro, 2005)