di Francesco Fabbriani
La prima e principale attività lavorativa qui, nell’attuale territorio di Sasso Marconi, fu senz’altro l’agricoltura che nei secoli fu la principale fonte di sostentamento delle società che si alternarono in questa zona collinare e fertile.

Iniziarono poi a sorgere, a complemento di questa, attività di servizio come i mulini (importante quello storico dell’Albani situato ove ora c’è l’agglomerato di Ponte Albano) e le presenze artigianali. Per favorire i commerci, i punti di accoglienza così, ogni frazione di rilievo aveva il fabbro, il falegname, l’ospitale e la bottega e qualcuna anche la ‘fornace’ per la cottura dei laterizi.
La prima importante attività economica di cui si ha notizia fu senz’altro quella delle cave di sasso all’interno della Rupe. Dai sassi che vi si estraevano, si ricavavano manufatti che ebbero grande diffusione e furono apprezzati al punto che molti palazzi signorili dell’antica Bologna sono costruiti con materiali provenienti dalle cave della Rupe. L’attività estrattiva si è protratta per secoli, fino al famoso crollo del 1892 in cui persero la vita 14 poveri abitanti delle case-grotte ricavate nelle cavità della roccia.
Nel Settecento, il complesso illuministico di Colle Ameno, realizzato dal senatore bolognese Filippo Ghisilieri, ospitava molte attività tra cui la famosa fabbrica di maioliche che produceva pezzi di ‘rara finezza’. Dai documenti rinvenuti si sa infatti che nel 1759 un tal Angelo Pedroni aveva una fabbrica a Pontecchio nella quale produceva ceramiche con una particolare terra che egli trovava sul posto e che egli aveva scoperto particolarmente adatta per realizzare ‘perfetti lavori’. Qualcuno pensa che Angelo Pedroni non fosse altro che un prestanome dello stesso Filippo Ghisilieri che ricorreva a questo espediente per avviare la sua attività industriale. Del resto anche per la ‘stamperia e imprimeria’ che ebbero sede a Colle Ameno egli pare avesse utilizzato dei prestanome, per tenere più basso il prezzo e avere facilitazioni per i pagamenti rateali. Anche la stamperia, oltre alla ceramica, fu sicuramente l’orgoglio del senatore Ghisilieri.

La fabbrica di ceramiche produceva grandi quantità di vasellame (piatti, vassoi, zuppiere, alzate, saliere, zuccheriere, tazze, catini, terrine, orinali) destinate sicuramente a una clientela esigente. Purtroppo rimase produttiva solamente per pochi anni, sufficienti però per lasciare una impronta notevole nel panorama artistico bolognese e tanti rimpianti per i collezionisti che si contendono i pochi pezzi rimasti.
Nei pressi delle fabbriche di maioliche esistevano certamente anche delle fornaci in cui trovavano lavoro degli operai, poiché vi sono documentazioni in tal senso.

Nell’Ottocento, al Maglio (Pontecchio) esisteva una ‘rameria’ di proprietà del conte Marsili che sfruttava l’energia idraulica del fiume Reno e la produzione veniva conferita principalmente ad una fonderia toscana e ad altre industrie romagnole. Nella seconda metà dell’Ottocento era già nota per la modernità e l’efficienza degli impianti. La rameria cessò l’attività quando fu ceduta ad una nuova proprietà che vi realizzò un grande edificio e vi trasferì la produzione di carta: nacque la cartiera del Maglio. La proprietà passò alla famiglia Marescalchi e quindi a Cesare Ruggeri che la ristrutturò e la rese capace di produrre carta da sigaretta e altri tipi finissimi, come la “carta bibbia”, il supporto per la carta carbone e la mussolina.

Nel 1910 la proprietà fu trasferita a una società il cui maggiore azionista era Saul Modiano. Egli la potenziò ulteriormente per aumentarne la capacità produttiva, tanto da esportare la merce nel medio e nell’estremo oriente. La storia gloriosa della cartiera si è sviluppata per tutto il Novecento dando possibilità di lavoro a un gran numero di persone (ebbe fino ad oltre 500 operai) e fu una sicura garanzia in periodi in cui per molti era difficile avere e mantenere una occupazione. Dopo una prima crisi negli anni ottanta, crisi dalla quale si riprese anche se si dovette procedere ad una riduzione degli occupati, la cartiera ha definitivamente dovuto cessare l’attività con l’inizio del nuovo millennio e con la pesante crisi del settore cartario.

Verso la fine dell’Ottocento vi fu anche la proposta di realizzare nel centro del Borgo del Sasso una tessitoria, succursale di una ‘Società tessitoria che aveva sede a Zola Predosa. Il consiglio comunale di Praduro infatti si trovò nella necessità di aiutare una larga fascia di popolazione, per lo più braccianti, che versava in gravi difficoltà e che viveva in una situazione di concreta miseria. Dopo l’individuazione del luogo ove dare sede al fabbricato che potesse contenere l’attività (dai 30 ai 40 telai) e che era stato indicato tra la residenza comunale e il Santuario della Beata Vergine del Sasso (dove attualmente c’è l’entrata del cinema teatro), l’edificio fu realizzato nel 1887, ma la tessitoria non arrivò mai ad operare poiché la Società tessitoria di Zola ebbe dei dissesti tali per cui nel 1891 si sciolse. L’edificio venne utilizzato in seguito come cinema comunale e rimase in funzione fino alla costruzione dell’attuale teatro.
Sorse, subito dopo la prima guerra mondiale, il ‘Premiato pastificio di Vincenzo Accettulli’ che aveva sede nella grande costruzione ancora esistente lungo via Stazione, di fronte al cortile parrocchiale. Vincenzo Accettulli, originario di San Severo di Foggia, aveva fatto il militare di stanza a Praduro e Sasso e qui sposò una ragazza del luogo. Uomo intraprendente e capace, riuscì ad avviare una azienda molto apprezzata e di buona produzione. Intorno agli anni trenta, a seguito della promessa di una commissione che gli avrebbe garantito di fornire pasta e pane a tutte le carceri emiliano romagnole, azzardò un costoso ampliamento dell’azienda, con macchine all’avanguardia per la produzione e l’essiccazione dalla pasta. Per sua sfortuna, alla promessa non seguirono i fatti per cui egli si trovò in grande difficoltà economica essendosi indebitato in modo considerevole. Dovette così chiudere l’attività. Il suo palazzo passò alle banche e vi trovò sede la ‘Banca del Monte di Bologna’. L’ala che lo portò alla rovina esiste ancora dietro alla costruzione principale ed è stata utilizzata come segheria dai falegnami Boschi.

Altre attività di interesse sovraccomunale furono: la fornitura di legna da ardere e di carbone di Possenti Carlo e Figli a Scopeto, che aveva anche un magazzino di vendita a Bologna in via D’Azeglio, la cantina sociale del Reno retta da una società anonima cooperativa a Pontecchio (documento del 1915), la latteria sociale del Reno (documento 1911) e la ditta Boschi Emilio, lavorazioni in rame e latta, pellami, ferramenta, chincaglieria e lanterneria (documento 1912) e la tintoria che esisteva sotto Rupe nel luogo che ancora porta il nome.
Le imprese commerciali e di servizio di valenza sovraccomunale furono la ditta ‘A. Rizzi & C.‘ che commercializzava un gran numero di articoli. Significativo è l’elenco riportato sui documenti di presentazione: legname, ferro da lavoro e da costruzione, mattoni, tegole, tubi, gesso, arelle, cemento nazionale e estero, carbone, mattonelle, oltre a essere negozio di ferramenta, filo zincato, reti metalliche, lavori in ghisa, serrande, ottoname, viti e chioderia, oggetti da taglio, attrezzi e utensili rurali e per artieri, stufe di ogni genere (da una distinta del 1915). In seguito la ditta Rizzi, che aveva sedi anche a Vergato e a Porretta, incrementò l’offerta commerciale anche con articoli igienici, casalinghi, elettrodomestici e continuò l’attività fino agli anni 80, quando l’ampio spazio commerciale divenne residenziale.
Per i laterizi esistevano ai primi del Novecento numerose fornaci che spesso erano collegate a mulini. Fra questa di rilievo quella di Orto d’Albano di Pietro Fabbiani e il Molino Rio Verde di Luigi Rossi.

Sempre risalente al periodo a cavallo tra Otto e Novecento fu l’attività commerciale Fabbriani. La nascita si deve a una sarta, Giuseppina Sandri, moglie di Giuseppe Fabbriani, che lavorava con ago e filo e nel contempo ‘svendicchiava’ fili e tessuti per le esigenze spicciole delle famiglie del Borgo. A questo primo commercio, il marito cominciò ad aggiungere la vendita di altro materiale di merceria e di generi vari. Inoltre a Giuseppe si deve l’intuizione di cominciare a far stampare e commercializzare cartoline con vedute di Sasso e delle sue parrocchie. Il grande merito dovuto alla sua intraprendenza e all’amore per il suo paese è stato quindi di lasciare una vasta documentazione che testimonia lo sviluppo e la trasformazione del Borgo di Sasso. Nel tempo, i figli Mario, Francesco e Armando continuarono l’attività suddividendosi i settori commerciali: i primi due organizzarono un emporio all’ingrosso (nacquero i primi commessi viaggiatori che in bicicletta risalivano la valle del Reno, raccoglievano ordinazioni e ridiscendevano dalla valle del Setta, raccogliendone altre). L’emporio dei fratelli Fabbriani si affermò intorno al 1910 ed ebbe un deciso successo negli anni subito successivi. Commercializzava una gamma vastissima di prodotti: coloniali, droghe, liquori, cera, risi, salati, carburo, lana e crine per materassi, colori, vernici, pennelli, acque minerali, benzina; cappelli, berretti, ombrelli, calzature; confetture, cioccolata, biscotti, drops; vetrerie, terraglie, ferro smaltato, articoli casalinghi; damigiane, bottiglie, fiaschi, carte da gioco, carte da impacco, cartoline illustrate (da una distinta del 1915). Armando si occupò del settore merceria-cartoleria che sopravvisse anche nel dopoguerra. Con la cessazione del settore ‘emporio’, dovuta alla morte dei due fratelli Mario e Francesco, la ditta Fabbriani, con merceria e cartoleria, tessuti e tendaggi ha continuato ad operare nel dopoguerra prima con Armando poi con Giuseppe (Peppino) e infine con Giorgio, fino al 2009. Il passaggio della seconda guerra mondiale rese poveri tutti. Ciò che era stato risparmiato dalle bombe aeree anglo-americane fu segnato dagli scambi di artiglieria e dagli scontri degli eserciti a confronto. Sasso ne uscì distrutto.

della foto, a sinistra il negozio Fabbriani.
Nell’immediato dopoguerra non era facile neppure trovare il legname con cui realizzare le bare per le vittime delle armi tedesche e dei bombardamenti. La ricostruzione fu difficile e non sempre ordinata e armonica. Lo scontro sociale fra mezzadri e padroni fu intenso e si risolse sostanzialmente con il boom degli anni sessanta e la industrializzazione che ne derivò.
I contadini abbandonarono i campi e si trasferirono nei centri di fondovalle per il più comodo lavoro in fabbrica. Il paese era considerato ‘zona depressa’ e ciò prevedeva interessanti agevolazioni per chi intendeva avviare imprese industriali. L’Italia allora viveva il periodo di espansione che vivono oggi i paesi in via di industrializzazione. Si investiva poiché i bassi salari consentivano di aggredire il mercato in modo vincente.
Nacquero così la Metalplast, la Metallindustrie, fondata da un imprenditore tedesco (qui era più conosciuta come ‘fabbrica del Tedesco’), l’Arcotronics divenuta poi Kemet, la Chimosa divenuta poi Ciba e ora Basf, la Grandi Lavori, la Ravaglioli e si formarono ampie aree in cui operavano imprese artigianali nel modello produttivo tipico emiliano romagnolo: imprese specializzate spesso in una unica produzione di qualità con un basso numero di occupati. Era possibile trovare nel raggio di 40 chilometri tutti i particolari necessari al prodotto finito.
Negli anni ottanta vi fu un ulteriore incremento del tessuto industriale. Ma era il canto del cigno. Una prima crisi della Cartiera del Maglio suonò il campanello d’allarme. Superata quella congiuntura, cessò l’attività la Grandi Lavori, poi la Metalplast, la Sicem, la Fata, la Malanca, l’Alfa Chimica e il Mobilificio Puccetti, infine, la grande crisi dei nostri giorni, con il ridimensionamento generale dell’occupazione e della produzione industriale.
Altre nazioni si sono affacciate sul panorama mondiale; grazie ai bassi costi e agli incentivi, gli imprenditori guardano altrove e qui, come l’agricoltura degli anni sessanta, l’industria muore e si guarda con impazienza ad un’altra possibile primavera.