{"id":2967,"date":"2014-01-26T18:27:17","date_gmt":"2014-01-26T18:27:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.sassomarconifoto.it\/?page_id=2967"},"modified":"2026-07-12T07:28:29","modified_gmt":"2026-07-12T07:28:29","slug":"mestieri-scomparsi","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.sassomarconifoto.it\/index.php\/storia\/mestieri-scomparsi\/","title":{"rendered":"Mestieri scomparsi"},"content":{"rendered":"<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>di Augusto Martelli<\/em><\/p><p class=\"wp-block-paragraph\">Agli albori del secolo scorso, epoca cui si riferiscono le memorie raccolte in questo capitolo, molto diversi erano gli usi e costumi delle nostre popolazioni.<br>Era un mondo agreste, certamente non immune da ombre, ma tuttavia tranquillo; un mondo in cui pi&ugrave; sentito era il colore umano nei rapporti sociali, ove la gente era sostanzialmente pi&ugrave; serena anche se notevolmente pi&ugrave; povera. Poi vennero due guerre e dalle ceneri di quel mondo antico sorse un nuovo modo di intendere, di vivere; in definitiva una nuova civilt&agrave;.<br>(&hellip;.) quello di ricordare episodi gustosi, usi e costumi che certamente, scomparsi tra qualche tempo gli ultimi testimoni di quell&rsquo;ormai lontano passato, cadrebbero inevitabilmente nel pi&ugrave; completo oblio.<\/p><h4 class=\"bj-ty-heading-4 u-my-lg bj-ty-heading-4 bj-ty-center\">La Rupe e gli scalpellini<\/h4><p class=\"wp-block-paragraph\">Dai documenti dell&rsquo;Archivio Storico Comunale ai Laboratori didattici: la vita degli scalpellini della Rupe&nbsp;in occasione della Festa internazionale della Storia, un percorso di approfondimento su un particolare aspetto della vita della Rupe, quello che riguarda le persone per le quali essa rappresentava fonte e luogo di lavoro e, molto spesso, di abitazione: gli scalpellini e i tagliapietre. <a href=\"http:\/\/www.sassomarconifoto.it\/index.php\/storia\/mestieri-scomparsi\/la-rupe-e-gli-scalpellini\/\">Apri documento<\/a><\/p><h4 class=\"bj-ty-heading-4 u-my-lg bj-ty-heading-4 bj-ty-center\">Il &ldquo;<em>Concialavezzi<\/em>&rdquo; e &ldquo;<em>l&rsquo;Ombrellaio<\/em>&ldquo;<\/h4><figure class=\"wp-block-image aligncenter bj-block-image u-my-xl\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sassomarconifoto.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/image0-001.jpg\" alt=\"concialavezzi\"><figcaption class=\"wp-element-caption\"><em>Il concialavezzi<\/em><\/figcaption><\/figure><p class=\"wp-block-paragraph\">di <em>Giorgio Ramenghi<\/em><\/p><p class=\"wp-block-paragraph\">Erano due dei tanti artigiani che vagavano per la citt&agrave; e nelle campagne. Il primo riparava stoviglie di terraglia (vasi, pentole, terrine, vasi, olle ecc.). I suoi attrezzi erano un trapano, filo di ferro e mastice. Forava con grande perizia ed attenzione le parti rotte delle stoviglie da riparare, passava nei fori il filo di ferro per ricucire i pezzi, poi stuccava tutto con un particolare mastice e le stoviglie erano come nuove.<br>Il secondo riparava, sempre con pezzi eroici, gli ombrelli: sia le parti metalliche che la ricopertura di stoffa. Spesso le due specialit&agrave; erano esercitate dallo stesso artigiano che frequentemente si arrischiava persino a riparare degli orologi. Questi personaggi passavano con giri periodici annunciandosi con il loro caratteristico grido di richiamo &ldquo;Lavasse&rdquo; o &ldquo;Umbarler&rdquo;. Li si chiamava in casa o nel cortile per rimettere in sesto quegli oggetti che la parsimoniosa economia domestica, sia popolare che medio borghese, di quel tempo non gettava mai. Nelle campagne faceva parte del loro compenso anche il pasto che il contadino gli ammanniva o la sosta notturna offerta loro nella stalla su di un letto di paglia mista e fieno. Ricordo che mio nonno, nato a met&agrave; del secolo scorso, mi raccontava di un suo amico che esercitava questo mestiere ambulante lavorando, in citt&agrave; in autunno e inverno e nelle campagne in primavera ed estate.<br>Approfittando della buona stagione, sosta dopo sosta, riparazione dopo riparazione, faceva a piedi il viaggio da Bologna a Genova e ritorno, cogliendo l&rsquo;occasione per andare a fare visita al fratello che l&igrave; abitava.<\/p><h4 class=\"bj-ty-heading-4 u-my-lg bj-ty-heading-4 bj-ty-center\">il &ldquo;<em>Solfanaio<\/em>&ldquo;<\/h4><p class=\"wp-block-paragraph\">di <em>Carlo Cardelli<\/em><\/p><p class=\"wp-block-paragraph\">&ldquo;Sulfan&eacute;r = sostantivo dialettale bolognese, intraducibile. Pu&ograve; essere interpretato con il termine &ldquo;zolfanellaio&rdquo; che era un venditore ambulante di zolfanelli, &ldquo;Sulfan&rdquo; professione esercitata verso la fine del 1800.<br>Il &ldquo;Sulfan&egrave;r&rdquo; vendeva gli zolfanelli (da cui deriva il nome) che fabbricava intingendo l&rsquo;estremit&agrave; dei cannicci spaccati (in dialetto bolognese &ldquo;canar&eacute;l&rdquo;) nello zolfo fuso. Questi si infiammavano a contatto con una brace, e servivano per riaccendere le fascine dei focolari. Il loro impiego decadde con l&rsquo;avvento dei fiammiferi a sfregamento e particolarmente quando gli stessi furono posti in commercio a basso prezzo.<br>Il &ldquo;Sulfan&eacute;r&rdquo;, impropriamente tradotto in italiano &ldquo;solfanaio&rdquo;, venuta a mancare la vendita del suo prodotto, ne inizi&ograve; lo scambio con le cose vecchie che venivano scartate nelle abitazioni e quando cess&ograve; definitivamente l&rsquo;impiego dei &ldquo;sulfan&rdquo;, continu&ograve; l&rsquo;attivit&agrave; come acquirente di stracci, ossi, pelli di coniglio, ferro e altri cascami con il sostantivo che ormai era proprio e che nell&rsquo;espressione gergale bolognese &eacute; tuttora sinonimo di robivecchi.<br>Non so all&rsquo;epoca, quanti fossero i &ldquo;sulfaner&rdquo; a Bologna, ma sicuramente parecchi, e tutti avevano un mezzo trainato da un animale che gli permetteva di esercitare la loro professione anche fuori citt&agrave;, nelle campagne e nei comuni della Provincia, ove il poco denaro a disposizione invogliava, soprattutto i giovani a raccogliere tutto quello che era possibile vendere in attesa di avere cos&igrave; garantito una &ldquo;paghetta&rdquo;.<br>Ogni solfanaio aveva un magazzino, ove accumulava i materiali acquistati in attesa di poterli rivendere, creando per&ograve; un grosso problema fra i cittadini. Le pelli, ma soprattutto le ossa, dopo una discreta permanenza soprattutto nei mesi estivi, creavano odori maleodoranti insopportabili con continue liti e proteste fra i cittadini. Cosicch&eacute; il Comune di Bologna, non trov&ograve; di meglio che regalare alla categoria un monte fuori le mura della citt&agrave;, con l&rsquo;obbligo per tutti di trasferirsi. Monte che per questa ragione verr&agrave; chiamato monte Donato e ancora tutt&rsquo;oggi ne conserva il nome.<\/p><h4 class=\"bj-ty-heading-4 u-my-lg bj-ty-heading-4 bj-ty-center\">&ldquo;<em>Arrotino<\/em> e <em>Stagnino<\/em>&rdquo; (Ag&ograve;zz e stagn&egrave;in)<\/h4><figure class=\"wp-block-image aligncenter size-large is-resized bj-block-image u-my-xl\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"556\" height=\"800\" src=\"https:\/\/www.sassomarconifoto.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/arrotino.jpg\" alt=\"Arrotino\" class=\"wp-image-2981\" srcset=\"https:\/\/www.sassomarconifoto.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/arrotino.jpg 556w, https:\/\/www.sassomarconifoto.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/arrotino-209x300.jpg 209w, https:\/\/www.sassomarconifoto.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/arrotino-440x633.jpg 440w\" sizes=\"auto, (max-width: 556px) 100vw, 556px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><em>L&rsquo; arrotino<\/em><\/figcaption><\/figure><p class=\"wp-block-paragraph\">di <em>Giorgio Ramenghi<\/em><\/p><p class=\"wp-block-paragraph\">Questi artigiani raramente erano locali, per lo pi&ugrave; venivano dal Nord-Est; Triveneto, Alto Adige ed addirittura dalla Carinzia austriaca. Il mestiere abitualmente si tramandava da padre in figlio. Si spostavano nei loro viaggi trascinandosi faticosamente la loro attrezzatura, la mola per l&rsquo;arrotino e per lo stagnino pesanti borse che contenevano martelli, chiodi, lastre di rame e di latta ed il mantice per ravvivare il fuoco di improvvisate fucine.<br>Qualche recipiente di rame nuovo erano anche quelli trasportati per essere, se possibile, venduti ai clienti pi&ugrave; benestanti. Anche per questi ambulanti, che si spostavano di paese in paese con sosta nelle citt&agrave; in occasione dei mercati, il frugale pasto ed il pernottamento nelle stalle o nel pagliaio erano parte integrante del loro sempre misero compenso.<br>Tanti altri erano gli artigiani vagabondi dagli spazzacamini ai sarti e calzolai a domicilio, fino al &ldquo;scran&egrave;r&rdquo; che riparava, impagliava e costruiva seggiole direttamente presso l&rsquo;abitazione dei clienti.<\/p><h4 class=\"bj-ty-heading-4 u-my-lg bj-ty-heading-4 bj-ty-center\">Trebbiatura del grano a mano<\/h4><figure class=\"wp-block-image aligncenter size-large bj-block-image u-my-xl\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"320\" height=\"220\" src=\"https:\/\/www.sassomarconifoto.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/image0.jpg\" alt=\"trebbiatura a mano\" class=\"wp-image-2971\" srcset=\"https:\/\/www.sassomarconifoto.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/image0.jpg 320w, https:\/\/www.sassomarconifoto.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/image0-300x206.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 320px) 100vw, 320px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><em>Trebbiatura a mano<\/em><\/figcaption><\/figure><p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\"><em>Articolo tratto dal periodico&nbsp; del Circolo Filatelico &ldquo;Guglielmo Marconi&rdquo;<\/em><\/p><p class=\"wp-block-paragraph\"><em>di Giuseppe Dall&rsquo;Olio<\/em><\/p><p class=\"wp-block-paragraph\">Fino alla fine dell&rsquo;ottocento e primi del novecento, il grano e tutti gli altri cereali si trebbiavano a mano, o con l&rsquo;aiuto di animali.<br>Poi, con l&rsquo;invenzione del motore a scoppio, anche in agricoltura apparvero le prime trebbiatrici.<br>Per&ograve; nei paesi di montagna, costituiti da piccoli poderi, vuoi per le scarse zone coltivate a grano, vuoi per le difficolt&agrave; stradali, ancora negli anni `55\/&rsquo;60, si trebbiava il grano a mano.<br>La foto riprende l&rsquo;esercizio di questa attivit&agrave;, nella piazza della chiesa di Granaglione (foto Gaggioli), piazza che veniva<br>prenotata dai coltivatori della zona, e a turno si trebbiavano il grano. Il lavoro veniva svolto da due o pi&ugrave; persone munite di &ldquo;Corgiali&rdquo; (doppio bastone unito da una corda), i quali con un tempo stabilito, come per il suono delle campane, davano bastonate sul grano, costretto cos&igrave; a liberarsi dalla spiga. I coltivatori che non avevano la comodit&agrave; di una piazza si preparavano una &ldquo;piazzola&rdquo; rotonda sull&rsquo;aia, togliendo l&rsquo;erba che poi veniva ricoperta con liquami e sterco di mucca ben sciolti che, sparsi sul terreno e una voltra essiccati, lo rendevano impermeabilizzato e solido come fosse fatto in muratura. Sulla piazzola venivano posti i cereali, come fagioli secchi, lupini, fave ecc. per essiccarsi prima di essere trebbiati.<br>Questi lavori scompaiono con l&rsquo;abbandono dell&rsquo;agricoltura nelle zone di montagna.<\/p><h4 class=\"bj-ty-heading-4 u-my-lg bj-ty-heading-4 bj-ty-center\">Gli ambulanti<\/h4><figure class=\"wp-block-image aligncenter size-large is-resized bj-block-image u-my-xl\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"714\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.sassomarconifoto.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/image0-1-714x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5623\" srcset=\"https:\/\/www.sassomarconifoto.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/image0-1-714x1024.jpg 714w, https:\/\/www.sassomarconifoto.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/image0-1-209x300.jpg 209w, https:\/\/www.sassomarconifoto.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/image0-1-768x1102.jpg 768w, https:\/\/www.sassomarconifoto.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/image0-1-440x631.jpg 440w\" sizes=\"auto, (max-width: 714px) 100vw, 714px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">L&rsquo;ultimo artigiano di Mongardino: Lino Battani. (foto Battani &ndash; Fabbriani)<\/figcaption><\/figure><p class=\"wp-block-paragraph\"><em>tratto dal libro &ldquo;Mongardino storia e leggenda nell&rsquo;appennino bolognese&rdquo;<\/em><\/p><p class=\"wp-block-paragraph\">di<em> Augusto Martelli<\/em><\/p><p class=\"wp-block-paragraph\">Si distinguevano in due categorie: gli artigiani ed i venditori. Personaggi di un mondo ormai scomparso, i primi passavano, curvi sotto il peso del loro fardello, offrendo, di casa in casa, le loro modeste prestazioni.&nbsp;Portavano seco gli arnesi del mestiere che potevano essere di volta in volta: fibra da impagliare sedie, la cosiddetta &laquo; pavira &raquo;, lesina e martello, oppure stoffa e forbici, vecchi ombrelli ed altro materiale ancora a seconda dei mestieri praticati.<br>I quali a dir il vero erano parecchi, dal calzolaio allo stagnino, dall&rsquo;ombrellaio al cordaio, dal falegname allo &laquo; scranarino &raquo; ed altri ancora. Alcuni di essi venivano e vengono tuttora da molto lontano come gli &laquo; scranarini &raquo; veneti, cos&igrave; chiamati dalla parola dialettale &laquo; scr&agrave;na &raquo; che significa &laquo; sedia &raquo;, ad indicare il loro mestiere volto a riparare e costruire sedie.<br>Altri invece erano dei dintorni e periodicamente facevano il giro della loro clientela.<br>La maggior parte di questi artigiani ambulanti, come il calzolaio ed il sarto, ben difficilmente riusciva a terminare in giornata la propria opera; in tal caso trovava ospitalit&agrave; anche per la notte e ci&ograve; sin tanto che non fosse portata a termine l&rsquo;opera commissionata. Il compenso era devoluto parte in denaro e parte con la somministrazione del vitto e dell&rsquo;alloggio.<br>Abituati ad una vita gi&agrave; pi&ugrave; raffinata ed esigente, noi sorridiamo all&rsquo;ingenuit&agrave; di quel mondo d&rsquo;altri tempi, quando bastava un paio di scarpe magari con le &laquo; bollette &raquo; oppure un vestito non proprio perfetto per rendere soddisfatti sia il giovanotto in cerca di conquiste che il vecchio, posato, austero genitore. Altri tempi. Tempi in cui poco veramente bastava per rendere felice una persona. A tale riguardo vorrei riportare un curioso episodio.<br>Si racconta che una persona del paese, avendo necessit&agrave; di un nuovo vestito, mand&ograve; a chiamare il sarto. Questi arriv&ograve;. Purtroppo in quei giorni era piovuto parecchio per cui il sarto, giunto in prossimit&agrave; della casa, si vide la strada interrotta da un ruscello oltremodo gonfio di acque limacciose.<br>Il buon uomo, vista la impossibilit&agrave; di superare l&rsquo;ostacolo, chiam&ograve; a gran voce il cliente. Giunto che fu questi sull&rsquo;altra sponda del torrentello, il sarto stette qualche attimo a fissarlo assorto, indi con tutta naturalezza esclam&ograve;: &laquo; Bene!&hellip; Le misure le ho gi&agrave; prese. La prossima settimana ti mander&ograve; il vestito a casa! &raquo;<br>Vero o non vero, l&rsquo;episodio comunque sintetizza egregiamente, in una gustosa vignetta, le semplici abitudini, la bonariet&agrave; direi, dei tempi passati.<br>L&rsquo;altra categoria di questi curiosi personaggi era costituita, come si &egrave; detto, dai venditori ambulanti. Chi vendeva articoli di merceria, chi utensili da cucina in legno intagliato, chi immagini sacre ed altro ancora.&nbsp;Tra tutti questi ambulanti, il notissimo Ragni. C&rsquo;&egrave; chi ricorda ancora quando questo curioso e veramente simpatico personaggio giungeva nei paesi di mercato, su di un calessino a forma di enorme cesta di vimini, trainato da un magro ciuchino. Infilati nel nastro del cappello: una banconota da cento lire ed &hellip; una salacca!!! (Infatti presso il pubblico era conosciuto con l&rsquo;appellativo dialettale &ldquo;<em>qu&agrave;l da la sar&agrave;ca<\/em>&ldquo;).<br>La merce in vendita era generalmente la pi&ugrave; varia: dalle maglie di&nbsp;lana, ai fazzoletti, dagli utensili d&rsquo;uso domestico agli oggetti pi&ugrave; disparati.<br>Si racconta che una volta, giunto nel bel mezzo di un mercato della&nbsp;zona a bordo del suo singolare barroccino, cominci&ograve; ad intrattenere il folto pubblico con uno dei suoi gustosissimi discorsi. Terminato che ebbe&nbsp;esclam&ograve;: &laquo; Ora, signore e signori, passo a descrivervi i pregi e le virt&ugrave; di una smacchiatrice portentosa, &laquo; una smaciad&ograve;ura strampal&agrave; ch&rsquo; la-n&rsquo; sb&agrave;glia m&agrave;i &raquo;!&hellip; &raquo; e cos&igrave; via per un pezzo sin tanto che, a un certo punto tese la mano al barroccino ed alz&ograve; il lembo di una vecchia coperta, seguito dalla naturale curiosit&agrave; degli astanti. Tra la meraviglia di tutti ne usc&igrave; un pacco di&hellip; forbici fiammanti.<br>&laquo; Quando i vostri vestiti hanno una qualche &rdquo; padella &ldquo;, vu&egrave;tar a-l&rsquo;artai&eacute; e la m&agrave;cia la-va vi!&hellip; &raquo;.<br>E cos&igrave;, tra un paio di forbici vendute ed una battuta umoristica, terminava il mercato. Ed allora il buon Ragni, tranquillamente come era arrivato, se ne ripartiva sul suo curioso calessino mentre i bravi contadini se ne tornavano a casa sorridendo in cuor loro alle ingegnose trovate del simpatico personaggio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Augusto Martelli Agli albori del secolo scorso, epoca cui si riferiscono le memorie raccolte in questo capitolo, molto diversi erano gli usi e costumi delle nostre popolazioni.Era un mondo agreste, certamente non immune da ombre, ma tuttavia tranquillo; un mondo in cui pi&ugrave; sentito era il colore umano nei rapporti sociali, ove la gente [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":5438,"parent":548,"menu_order":11,"comment_status":"open","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_acf_changed":false,"om_disable_all_campaigns":false,"_monsterinsights_skip_tracking":false,"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"class_list":["post-2967","page","type-page","status-publish","has-post-thumbnail","hentry"],"acf":[],"aioseo_notices":[],"aioseo_head":"\n\t\t<!-- All in One SEO 4.9.10 - aioseo.com -->\n\t<meta name=\"description\" content=\"di Augusto Martelli Agli albori del secolo scorso, epoca cui si riferiscono le memorie raccolte in questo capitolo, molto diversi erano gli usi e costumi delle nostre popolazioni.Era un mondo agreste, certamente non immune da ombre, ma tuttavia tranquillo; 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