{"id":3367,"date":"2014-05-07T14:29:42","date_gmt":"2014-05-07T14:29:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.sassomarconifoto.it\/?page_id=3367"},"modified":"2026-07-23T12:09:10","modified_gmt":"2026-07-23T12:09:10","slug":"quei-due-quadretti","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.sassomarconifoto.it\/index.php\/storia\/la-seconda-guerra-mondiale\/quei-due-quadretti\/","title":{"rendered":"Quei due quadretti fra le macerie della Tintoria a Sasso"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">di <em>Cecilia Pelliconi Galletti<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cos\u00ec come oggi, in Via stazione n\u00b0 51 c\u2019\u00e8 una bella palazzina con giardino e terrazze fiorite, anche nel lontano 1944, proprio nello stesso punto, c\u2019era una palazzina simile con giardino, e terrazze fiorite; ma quella di cui io oggi voglio parlare, purtroppo \u00e8 crollata nel 1945 durante l\u2019ultima guerra. In quel tempo in quella casa vi era situato l\u2019ufficio postale.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized bj-block-image u-my-xl\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sassomarconifoto.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/image01-1024x642.jpg\" alt=\"Ufficio Postale di Sasso Marconi anni '30\" class=\"wp-image-3370\" width=\"768\" height=\"482\" srcset=\"https:\/\/www.sassomarconifoto.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/image01-1024x642.jpg 1024w, https:\/\/www.sassomarconifoto.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/image01-300x188.jpg 300w, https:\/\/www.sassomarconifoto.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/image01-768x481.jpg 768w, https:\/\/www.sassomarconifoto.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/image01-440x276.jpg 440w, https:\/\/www.sassomarconifoto.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/image01.jpg 1087w\" sizes=\"auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><figcaption><em>Ufficio Postale di Sasso Marconi anni &#8217;30 (Edizione Giuseppe Fabbriani)<\/em><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le porte d\u2019ingresso erano due, il giardino era diviso al centro da una siepe alta e verde; dalla porta di sinistra si entrava nell\u2019ufficio postale, dalla porta di destra si entrava nell\u2019abitazione della signora Rosati che in quei tempi svolgeva il servizio di ufficiale postale. Sono certa che qualche lettore ricorder\u00e0 quella donnina, piccola e minuta, dall\u2019et\u00e0 indefinita che era sempre presente in ufficio, era ligia ed inflessibile nel proprio lavoro, era onesta, generosa e disponibile, nonostante la sua abituale arroganza. Forse qualcuno ricorder\u00e0 la signora Rosati quando per asciugare qualsiasi scritto (per quei tempi) esclusivamente eseguito con la penna intinta <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized bj-block-image u-my-xl\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sassomarconifoto.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/image0-001-1024x591.jpg\" alt=\"Localit\u00e0 la Tintoria nel 1936\" class=\"wp-image-3373\" width=\"768\" height=\"443\" srcset=\"https:\/\/www.sassomarconifoto.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/image0-001-1024x591.jpg 1024w, https:\/\/www.sassomarconifoto.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/image0-001-300x173.jpg 300w, https:\/\/www.sassomarconifoto.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/image0-001-768x443.jpg 768w, https:\/\/www.sassomarconifoto.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/image0-001-440x254.jpg 440w, https:\/\/www.sassomarconifoto.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/image0-001.jpg 1125w\" sizes=\"auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><figcaption><em>Localit\u00e0 la Tintoria nel 1936<\/em><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">nell\u2019inchiostro, essa usava cenere mista a finissima sabbia, che lei teneva in un barattolo di latta dal quale, da piccoli fori, usciva la polvere che poi dopo pochi istanti lei soffiava sul banco. La signora Rosati era molto miope, per leggere accostava i vari fogli alle lenti spesse che lei portava sempre; era molto severa con i dipendenti; in ufficio tutto doveva sempre filare dritto, il suo metodo faceva emergere il massimo della disciplina e del dovere.<br>Ricordo una giovane impiegata di nome Margherita, la quale lasciava trasparire come lavorasse con ansia ed attenzione per timore di sbagliare e di conseguenza essere ripresa in pubblico; l\u2019altra impiegata si chiamava Parisini, era pi\u00f9 disinvolta, spesso se ne stava davanti all\u2019apparecchio dell\u2019alfabeto Morse dal quale usciva il noto ticchettio mentre \u00ecl nastro scorreva. Presso la porta dell\u2019ufficio accanto alla siepe era stata sistemata una panchina dove noi giovani spose, stavamo l\u00ec sedute in attesa di essere chiamate per riscuotere il cos\u00ec detto sussidio: cio\u00e8 ci veniva elargita una certa somma dallo stato in quanto i nostri mariti si trovavano richiamati nell\u2019esercito causa la guerra. Ricordo che avevamo dentro al cuore il pensiero stressante di un tragico imprevisto, per\u00f2 l\u2019amarezza del dramma storico che stavamo vivendo, non impediva a noi giovani donne di mescolare ai discorsi tristi risate fragorose e di trovare il metodo di cogliere momenti gioiosi che il cuore giovane sempre regala. Qualche volta vedo alcune di quelle giovani di un tempo che fu, di un tempo che velocemente corre, spazza, divora, cambia e me le presenta vecchierelle, cos\u00ec, come sono anch\u2019io, noi in posto della giovinezza possediamo un ricco patrimonio di ci\u00f2 che \u00e8 passato. Il giorno del mio turno per ritirare il sussidio seduta sulla panchina c\u2019era anche una sposina giovane che abitava nella localit\u00e0 Tintoria e che arrivava sempre di corsa col suo bambino il quale avr\u00e0 avuto circa sei anni di et\u00e0, egli era vivace, irrequieto, non stava un momento calmo, essa lo prendeva sempre con s\u00e9 perch\u00e9 lui voleva stare solo con lei. Quando la madre veniva chiamata allo sportello lo tenevo io sulle ginocchia, mentre gli raccontavo qualche storiella lo tenevo stretto per timore che mi scappasse nella strada. Quel bambino si chiamava Walter era intelligente ed affettuoso, eravamo diventati amici, quando la madre usciva dall\u2019ufficio e lo prendeva per mano per correre verso casa, lui continuava a salutarmi con la mano fino a che, raggiunta la piazza, girava a sinistra.<br>II tempo come sempre correva, anche se quei giorni erano brutti, il fronte si avvicinava come il disastro finale della guerra. Dall\u2019agosto 1944 non andammo pi\u00f9 all\u2019ufficio postale: le bombe, le granate, il nemico che non sapevi riconoscere; volevamo salutarci, ma come? Ci ritirammo in rifugio; quindi quel bambino non lo vidi pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized bj-block-image u-my-xl\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sassomarconifoto.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/image2-1024x671.jpg\" alt=\"Sasso Bolognese 1935\" class=\"wp-image-3375\" width=\"768\" height=\"503\" srcset=\"https:\/\/www.sassomarconifoto.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/image2-1024x671.jpg 1024w, https:\/\/www.sassomarconifoto.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/image2-300x196.jpg 300w, https:\/\/www.sassomarconifoto.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/image2-768x503.jpg 768w, https:\/\/www.sassomarconifoto.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/image2-440x288.jpg 440w, https:\/\/www.sassomarconifoto.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/image2.jpg 1075w\" sizes=\"auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><figcaption><em>Sasso Bolognese 1935 &#8211; L&#8217;ufficio Postale \u00e8 la seconda casa a sinistra partendo dal centro del paese. (Edizione Giuseppe Fabbriani)<\/em><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La guerra fin\u00ec, la voglia di sopravvivere stimol\u00f2 in tutti noi che eravamo tornati nei luoghi ridotti a scheletri e carichi di pericoli, tanto coraggio. La vita trascorse su di un nastro arroventato dai sacrifici i quali in quegli anni difficili ci hanno lasciato cogliere emozioni straordinarie, non lavoravamo con rabbia o disprezzo ma con le soddisfazioni di veder sorgere come per magia le case distrutte. Magia e ironia a qui tempi convivevano felicemente. I paesi e le citt\u00e0 rifiorirono come le primule che madre natura continua a regalarci ogni primavera. <br>Un giorno dell\u2019anno 1977, mi trovavo a Bologna in via Indipendenza all\u2019altezza del bar Calderoni quando udii una voce chiara chiamarmi per nome, mi girai guardai con stupore un signore che mi porgeva la mano e garbatamente mi salutava. lo non lo conoscevo.<br>\u201cSono Walter\u201d disse \u201cNon mi riconosce? lo l\u2019ho riconosciuta subito\u2026 Sono Walter\u201d ripet\u00e9 notando che io continuavo a fissarlo senza espressione. \u201cSono Walter quel bimbo che veniva all\u2019ufficio postale con la mamma a ritirare il sussidio, perch\u00e9 pap\u00e0 era in guerra, abitavo alla Tintoria a Sasso Marconi. Come vede ora sono un uomo\u201d. Lo riconobbi, lo abbracciai, era lui, s\u00ec era lui, mi sembrava impossibile che fosse passato tanto tempo! Walter mi prese per mano mi fece sedere sulla sedia accanto al tavolino del bar, ordin\u00f2 qualche cosa al cameriere, si sedette vicino a me, mi prese le mani me le strinse. \u201cSignora\u201d disse commosso \u201cOggi ho fatto un incontro straordinario\u201d. Parl\u00f2, parl\u00f2 quasi sempre lui, io lo ascoltavo attratta dal suo racconto, mentre lo fissavo scoprivo ad ogni sua espressione i tratti di Walter bambino. \u201cSignora\u201d continu\u00f2, \u201cNoi siamo stati due mesi in un rifugio nei pressi della rupe, poi I\u201911 novembre 1944 ci hanno mandati via, abbiamo passato l\u2019inverno nella caserma vicino a porta S. Felice. lo sempre per mano a mia madre che s\u2019impegnava per racimolare qualche cosa da mangiare da un capo all\u2019altro della citt\u00e0. Mio padre torn\u00f2 a guerra finita\u201d. Il racconto di cose inerenti ai grandi temi della dura vita di quei giorni, mi fecero capire che avevamo affrontato le stesse battaglie. Walter mi raccont\u00f2 di essere tornato a Sasso Marconi, il giorno dopo il passaggio delle truppe alleate. \u201cMia madre non voleva che io andassi con lei, ma io non staccai la mano dalla sua; andai a piedi da Bologna a Sasso e per il ritorno da Sasso a Bologna; prima di partire mi feci prestare un paio di scarpe migliori delle mie, ma il camminare sulle macerie, le buche, i rami che ostruivano il passaggio e il correre di mia madre, fecero s\u00ec che quando arrivai a Sasso le scarpe fossero a pezzi, dovetti fasciarmi i piedi con alcuni pezzi di stoffa che spuntavano fra le macerie del negozio Fabbriani. Rimasi molto male quando arrivai alla Tintoria e vidi che la mia casa era crollata; il piano sotto non aveva avuto gravi danni ma il piano sopra dove abitavo io, era distrutto.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized bj-block-image u-my-xl\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sassomarconifoto.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/image4.jpg\" alt=\"Praduro e Sasso nel 1915\" class=\"wp-image-3379\" width=\"391\" height=\"610\" srcset=\"https:\/\/www.sassomarconifoto.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/image4.jpg 521w, https:\/\/www.sassomarconifoto.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/image4-192x300.jpg 192w, https:\/\/www.sassomarconifoto.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/image4-440x687.jpg 440w\" sizes=\"auto, (max-width: 391px) 100vw, 391px\" \/><figcaption><em>Praduro e Sasso nel 1915 &#8211; La Tintoria vista dal fiume Reno (Edizione Giuseppe Fabbriani)<\/em><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Osservai un attimo poi mi buttai in terra e piansi a lungo, mia madre trov\u00f2 fra i travi rotti e i calcinacci, un pettine e un mestolo; mi alzai, cercai, volevo trovare qualche cosa di mio, ma\u2026 nulla, solo macerie; anche mia madre si butt\u00f2 per terra e pianse, io approfittai del momento per andare dalla parte dietro della casa dove un pezzo di parete della mia camera era rimasta dritta. Mi arrampicai, avevo visto qualche cosa appeso a quella parete, salii con cautela e da sopra ad un blocco di cemento riuscii a staccare dalla parete due quadretti, nell\u2019osservarli subito ricordai che quei quadretti li aveva fatti mio padre con pochi legni presi dal bosco, qualche chiodo, un po\u2019 di colla ed un pezzo di vetro che lui riusc\u00ec a tagliare ed a inserire nella cornice. Nello scendere, ruzzolai in mezzo alle macerie, rimasi quasi sepolto, ma i quadretti li tenevo in alto pi\u00f9 che potevo; mia madre udendo il rumore, corse dietro la casa e mi tir\u00f2 fuori; avevo molti graffi ma nulla di grave; ero contento di aver trovato quelle cose. \u201cE\u2019 un miracolo!\u201d L\u2019esclamai guardando i quadretti. In uno di questi c\u2019era l\u2019immagine della Madonnina di Porretta, nell\u2019altro c\u2019era una fotografia di Guglielmo Marconi ritagliata da un giornale, che rappresentava lo Scienziato ripreso nel 1901 accanto all\u2019apparecchio col quale effettu\u00f2 il primo collegamento radio telegrafico transatlantico tra Poldhu (Cornovaglia) e S. Giovanni di Terranova (Canada). \u201cE\u2019 meraviglioso!\u201d esclam\u00f2 mia madre, constatando che non si era rotto neppure il vetro.<br>\u201cSignora Cecilia\u201d disse Walter stringendomi forte le mani: \u201cQuei quadretti sono per me due reliquie\u201d. Tacque un attimo poi riprese: \u201cAppena finita la guerra siamo rimasti per qualche tempo ancora nella caserma, poi appena \u00e8 tornato mio padre ci siamo sistemati presso i nonni a Parma\u201d. Fece ancora una pausa poi con voce bassa disse: \u201cMia madre mi ha lasciato presto, ma la sua immagine non \u00e8 sbiadita\u2026 Mi tiene la mano e mi fa correre con lei\u201d. Ascoltando quel suo parlare di un passato che mi apparteneva, le lacrime cominciarono a salirmi agli occhi, mi sembr\u00f2 quasi bello frugare quei ricordi impressi nell\u2019anima: l\u2019ufficio postale, la signora Rosati, la panchina, Walter che non riusciva a stare seduto, i giovani volti di chi vedeva la persona amata soltanto in sogno, cominciarono a danzare dentro la mia testa mentre lo sguardo vagava lontano. Walter parl\u00f2 ancora:\u201dOggi sono a Bologna per lavoro\u201d disse, si mise una mano davanti agli occhi forse per scacciare la visione di quel bimbo irrequieto, poi continu\u00f2: \u201cOra sono notaio, ho moglie e due figli. Da quel giorno lontano non sono pi\u00f9 tornato a Sasso Marconi, quindi non so in quale modo sia stata ricostruita quella che fu la mia casa di bambino. \u201cFece ancora una pausa, poi disse con fermezza. \u201cHo fatto diversi traslochi durante la mia vita, ma l\u2019immagine di quella Madonnina e la fotografia di Guglielmo Marconi\u2026 Quei due quadretti cos\u00ec integri come li ho trovati, sono sempre venuti con me.\u201d Sorrise apertamente str\u00ecngendo gli occhi, cos\u00ec\u2026 come quando io gli raccontavo le storielle, seduta sulla panchina, all\u2019ombra della siepe di verde, davanti alla porta dell\u2019ufficio postale di Sasso Marconi 1940 \u2013 1944.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large bj-block-image u-my-xl\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"642\" src=\"https:\/\/www.sassomarconifoto.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/image3-1024x642.jpg\" alt=\"Praduro e Sasso nel 1912\" class=\"wp-image-3377\" srcset=\"https:\/\/www.sassomarconifoto.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/image3-1024x642.jpg 1024w, https:\/\/www.sassomarconifoto.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/image3-300x188.jpg 300w, https:\/\/www.sassomarconifoto.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/image3-768x482.jpg 768w, https:\/\/www.sassomarconifoto.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/image3-440x276.jpg 440w, https:\/\/www.sassomarconifoto.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/image3.jpg 1075w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption>La casa della Tintoria citata nell&#8217;articolo \u00e8 la prima a sinistra (Edizione Giuseppe Fabbriani)<\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Cecilia Pelliconi Galletti Cos\u00ec come oggi, in Via stazione n\u00b0 51 c\u2019\u00e8 una bella palazzina con giardino e terrazze fiorite, anche nel lontano 1944, proprio nello stesso punto, c\u2019era una palazzina simile con giardino, e terrazze fiorite; ma quella di cui io oggi voglio parlare, purtroppo \u00e8 crollata nel 1945 durante l\u2019ultima guerra. 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