A cura del Gruppo di studi “Progetto 10 righe”

Articolo completo sulle pagine del Gruppo di Studi “Progetto 10
La nobile famiglia Castelbarco Albani della Somaglia (racconto)
di Giorgio Sinigaglia
In passato il territorio di Praduro e Sasso era una delle mete preferite per la villeggiatura estiva delle famiglie “bene” bolognesi, come i Monti, gli Acquaderni, i Francia, i Marconi, i Neri, i Malvasia e altri.

Quando Savina era una bambina, già da tempo la nobile famiglia dei Castelbarco Albani della Somaglia era proprietaria di una vastissima tenuta che abbracciava una parte cospicua del capoluogo di Praduro e Sasso. Iniziava a monte della Casa del Vento e scendeva a valle fino alla ferrovia, tagliata a metà dalla via Porrettana. Verso nord via Castello segnava il confine con le tenute Monti e Gherardi; a sud la proprietà arrivava fino alla Rupe e scendeva fino al fiume Reno.

La proprietà faceva capo alla Principessa Castelbarco Albani della Somaglia. La “Principessa” (così la chiamavano tutti in paese, perciò Savina non rammenta il nome di battesimo) veniva a Sasso per trascorrere i mesi di luglio e agosto (mia moglie Tilla dice di ricordare che avesse la residenza nel comune di Menaggio sul Lago di Como). Soggiornava nella villa principesca che attualmente è denominata “Villa Neri”; infatti la famiglia Neri acquistò l’intera tenuta nel 1938 e, a quei tempi, tale acquisto in paese fu oggetto di discussioni e congetture sul prezzo pagato.[….]

La Principessa era certamente una persona autoritaria. Si racconta che una volta chiese al parroco don Augusto Cavara di essere meno prolisso nell’omelia durante la messa e, in seguito al suo rifiuto, da allora in poi la si vedeva transitare per la piazza con la sua carrozza a cavalli per andare a messa nella chiesa di San Lorenzo.

Un altro episodio in cui fu coinvolta la Principessa accadde nel 1925. In quell’anno si verificarono disordini e contrasti fra proprietari terrieri e signori benestanti, da una parte, e contadini e lavoratori, dall’altra, che per campare dovevano “tirare la cinghia”. La Cartiera del Maglio, che per lo più lavorava prodotti di qualità (ad esempio carta velina sottile e carta da sigarette) aveva in progetto di realizzare un nuovo impianto per macinare gli stracci e produrre una carta di qualità corrente.

Per lo scopo necessitava di un appezzamento di terra per creare un raccordo ferroviario per il movimento dei materiali. La Principessa si rifiutò di vendere il terreno richiesto. Ciò suscitò le proteste degli abitanti di Praduro e Sasso che speravano di fornire la manodopera per il nuovo impianto. Le donne organizzarono una manifestazione di protesta contro la Principessa (gli uomini non parteciparono per timore di ritorsioni in fabbrica) e lanciarono con violenza contro la nobildonna, mentre rientrava nella villa, dei mazzi di cipolle.

Si dice che quest’ultima, per reazione, fece chiudere con un muro circolare l’ingresso alla villa su via Porrettana (Fig.3), e mise in funzione un altro ingresso lungo via Stazione, facendo costruire vicino al cancello un edificio di portineria (i portinai erano i genitori di Lucia Giordani, una compagna di scuola di Tilla). I pilastri del cancello sono visibili ancora oggi lungo via Stazione, ricoperti di edera, dalla parte del campo della chiesa che, allora, era di proprietà della famiglia Somaglia (Fig.4).

Savina ricorda anche qualche nota positiva riguardo la Principessa. Fece costruire e inaugurò una scuola di economia domestica, a favore delle ragazze di Praduro e Sasso, situata lungo la via Porrettana, in località Tintoria, all’incirca in corrispondenza dell’attuale casa della signora Bruna Zanini.
La Principessa era certamente una benefattrice. Era noto il suo interessamento, anche con cospicue offerte, per la Scuola materna Angela Grimaldi situata lungo la via Porrettana all’angolo con viale Nuovo.


