a cura del gruppo di studi “Progetto 10 righe”

Tratto dalla rivista semestrale “al sâs”
L’articolo continua sulle pagine del Gruppo di Studi “Progetto 10 Righe”
di Giorgio Galeazzi
Il presente saggio narra le vicende di una controversia sorta nel 1605 nello stabilire di chi fosse il Giuspatronato del Santuario della Beata Vergine Annunziata detta del Sasso.
Sulla base delle notizie contenute in un antico manoscritto (GOZZ. 273) della raccolta Gozzadini (Fig. 1), conservato presso il Gabinetto Manoscritti e Stampe dell’Archiginnasio di Bologna, mi è stato possibile ricostruire come sono andati i fatti.
Dobbiamo iniziare la narrazione da un avvenimento del 1379, quando il cardinale Filippo Caraffa, Legato e Vescovo di Bologna, unì alla parrocchiale di S. Lorenzo Castel del Vescovo l’antichissima chiesa dedicata alla Beata Vergine Annunziata detta del Sasso, appunto perché ricavata all’interno del costone roccioso con il lavoro di scalpello dei devoti bolognesi.
Nel contempo il cardinale impose ai Rettori Assegnatari pro tempore l’obbligo di proseguire l’attività spirituale del Santuario, come di fatto avvenne fino all’inizio
del secolo decimo settimo, cioè fino a quando non vennero meno le iniziative devozionali a favore della piccola chiesa da parte del curato di S. Lorenzo, don Giovanni Razzali.
Ne nacque subito una lite tra quest’ultimo e don Bettino Bettini, Rettore dell’Oratorio della Beata Vergine, il quale pretendeva di non avere alcuna sudditanza alla chiesa di S. Lorenzo (e quindi a don Razzali, sostenitore dei diritti d’unione, come da decisione del cardinal Caraffa del 1376) e pertanto di “ritenersi in libero ed assoluto possesso dell’Oratorio e della Chiesa” suddetta avendo egli fatto gravose spese per la ricostruzione dell’abitazione canonica quasi dalle fondamenta. Continua…

