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Giovanni Filoteo Achillini

Giovanni Filoteo Achillini
Marcantonio Raimondi raffigurante il filosofo e poeta bolognese Giovanni Filoteo Achillini mentre suona la viola da mano (o vihuela).

Gli Achillini hanno avuto un ruolo di primo piano nella vita pubblica e accademica di Bologna: Alessandro si laurea nel 1484, insegna logica, filosofia naturale e medicina; il fratello Giovanni Filoteo, poeta, fonda una delle prime Accademie bolognesi ed è Gonfaloniere (una delle più importanti cariche politiche e militari nei comuni italiani durante il Medioevo e il Rinascimento) nel 1527; Claudio, nipote di Filoteo, è giurista e insegna a Bologna, Ferrara e Parma, per poi entrare (nel 1621) nell’Accademia dei Lincei di Roma con Galileo Galilei.

Giovanni Filoteo Achillini (Bologna, 1466 – 13 agosto 1538) è stato una delle figure più poliedriche e affascinanti dell’umanesimo bolognese tra il Quattrocento e il Cinquecento. Fratello minore del celebre filosofo Alessandro Achillini, Giovanni Filoteo si distinse non solo come poeta, ma come un vero e proprio “uomo universale” del Rinascimento.

Il legame tra Giovanni Filoteo Achillini e il territorio di Sasso Marconi è profondo, storico e visibile ancora oggi nel pieno centro cittadino: l’umanista bolognese fu infatti il fondatore e costruttore di Villa Achillini (nota anche come Villa delle Tre Torrette o Villa del Sasso).

Nel parco di villa Achillini, che arrivava fino all’oratorio di S. Apollonia, c’erano, ai lati della stradina d’ingresso (fino agli anni ’60) due piedistalli con sopra due magnifici leoni a grandezza naturale.

All’inizio del XVI secolo, l’intellettuale scelse le colline dell’allora borgo di Praduro e Sasso per edificare una sontuosa residenza estiva. La struttura sorse sopra i resti delle antiche fortificazioni medievali di Castel del Vescovo, dominando il paesaggio circostante.

L’edificio presenta una caratteristica architettura castellana con tre torrette in scala (la più alta al centro e le minori ai lati) che rievocano una fortezza stilizzata.

Il rifugio della famiglia Achillini

La villa non fu solo un capriccio architettonico di Giovanni Filoteo, ma divenne il fulcro degli otia (il tempo libero dedicato allo studio e alla quiete) per le generazioni successive della sua famiglia.

Il legame con il territorio si strinse ulteriormente grazie a suo nipote, Claudio Achillini. Celebre giurista e poeta del Seicento, Claudio elesse la villa a suo rifugio privato. Nel 1630, per sfuggire alla devastante epidemia di peste che stava decimando Bologna, vi si stabilì ignorando persino i richiami del Cardinale Legato della città.

Per ringraziare di essere scampato al contagio, Claudio fece edificare l’Oratorio di Santa Apollonia, una cappella che sorge tuttora proprio di fronte alla villa e che completa questo storico complesso monumentale.

Oratorio di Santa Apollonia

Profilo e Interessi

L’umanista poliedrico:
Giovanni Filoteo Achillini Oltre alla scrittura, godette di grande fama tra i contemporanei come musicista valente e appassionato collezionista d’arte, raccogliendo marmi, monete e medaglie antiche.

Legami artistici:
Fu un punto di riferimento nei circoli culturali bolognesi sotto la signoria dei Bentivoglio. Il celebre incisore Marcantonio Raimondi lo ritrasse in un famoso bulino mentre suona la chitarra (o un liuto), a testimonianza della sua anima musicale.

L’Accademia del Viridario:
Nel 1511 fondò a Bologna l’Accademia del Viridario, un sodalizio letterario che aveva come motto E spe in spem (“Di speranza in speranza”) e come simbolo una pianta di alloro, non per un contatto storico diretto con Dante Alighieri, bensì a livello simbolico e iconografico

Ecco i dettagli del legame e del contesto culturale

Il simbolismo dell’alloro
Nella tradizione classica e rinascimentale, l’alloro (Laurus nobilis) era la pianta sacra ad Apollo, dio della poesia, della sapienza e delle arti. Veniva usata per incoronare i sommi poeti e i condottieri trionfanti (la corona triumphalis o la corona d’alloro poetica).

Il richiamo a Dante
Dante Alighieri desiderò ardentemente per tutta la vita di ricevere formalmente l’incoronazione poetica con l’alloro, un sogno espresso chiaramente nel XXV canto del Paradiso (“ritornerò poeta, e in sul fonte / del mio battesimo prenderò ‘l cappello”). Sebbene non l’abbia ricevuta in vita a Firenze, l’alloro è diventato l’attributo visivo universale di Dante in tutta l’iconografia successiva.

La scelta dell’Accademia
Quando l’Achillini scelse l’alloro per la sua accademia letteraria nei Giardini della Viola a Bologna, lo fece proprio per ricollegarsi a quella medesima tradizione di eccellenza poetica e letteraria di cui Dante e Petrarca erano considerati i massimi esponenti in lingua volgare.

Le Grandi Opere

La produzione di Achillini spazia dalla poesia enciclopedica alla trattatistica linguistica:

Il Viridario (1513)
Composto entro il 1504, è un poema erudito in ottave. Narra un viaggio allegorico ricco di digressioni dottrinali e cavalleresche. Curiosamente, contiene una sezione in cui il centauro Chirone insegna la scherma, considerata oggi dagli storici una delle più antiche testimonianze scritte sulla tradizione schermistica bolognese.

Il Fidele
Il monumentale poema allegorico in cento canti ispirato a Dante, incentrato sulla teologia e sulla conoscenza divina.

Annotazioni della volgar lingua (1536)
Un trattato in cui Achillini intervenne con decisione nel acceso dibattito linguistico del Cinquecento, difendendo le peculiarità della lingua parlata e della tradizione bolognese contro il rigoroso classicismo di Pietro Bembo.

Il Canzoniere ritrovato
Oltre alle opere stampate, la critica ha riscoperto in un manoscritto della Biblioteca Medicea Laurenziana un corpus di sue rime giovanili e componimenti elegiaci dedicati alla musa Costanza.