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La valle di Rio Conco come le Vie Cave etrusche?

A cura del Gruppo di studi “Progetto 10 righe”

Articolo completo sulle pagine del Gruppo di Studi “Progetto 10

di Giampietro Boschini

Una caratteristica della valle di Rio Conco (1) è di essere poco conosciuta.
A me la fece scoprire tanti anni fa un amico, che mi raccontò di presunte tombe etrusche all’interno di una stretta valle e sulle quali l’Associazione Culturale Esagono di Bologna aveva scritto una piccola monografia, di cui mi fornì una copia.

Fig.1 . Planimetria della valle del Rio Conco e veduta prospettica generale della parete con le cavità (da La necropoli rupestre di Rio Conco, Associazione Culturale Esagono).

Rimasi molto stupito. Come potevo non averne mai sentito parlare dal momento che i miei interessi sugli Etruschi e sulle loro testimonianze nella zona (Misa nel Comune di Marzabotto, Monte Bibele nel Comune di Monterenzio) mi avevano fornito una certa conoscenza in proposito. Si tratterebbe inoltre delle uniche tombe etrusche scavate nella roccia a nord dell’Appennino.

La valle di Rio Conco, che prende il nome dal ruscello che l’attraversa, è un piccolo canyon stretto e tenebroso, terminante ad anfiteatro, sulla destra del fiume Reno, di fronte al Palazzo de’ Rossi, che si trova sulla sponda opposta, nel Comune di Sasso Marconi.

Guardandolo da una certa distanza, si presenta come una fenditura a V, in un lungo costone verticale di arenaria, ma al suo interno è poco visibile perché la fitta vegetazione lo nasconde già vicino all’imboccatura. Si addentra nel territorio con le sue pareti verticali e non si capisce dove finisce e cosa nasconda. Ha tutte le caratteristiche di un mistero della natura che, presso molti popoli antichi, e in particolare presso gli Etruschi, ispirava il senso del sacro.

Sulle due pareti della valle si aprono dodici cavità (Fig.1). Le loro caratteristiche fanno subito pensare a tombe; le forme sono regolari e squadrate; alcune presentano nicchie e fori atti a sorreggere mensole, hanno dei segni simbolici sopra gli ingressi a forma triangolare o arcuata, simboleggianti il frontone di un’abitazione, cosa che le caratterizza come tipica espressione della casa dei morti, che gli Etruschi hanno rappresentato magistralmente, con pitture o sculture, sia nelle tombe a tumulo, che in quelle ricavate in pareti rocciose.

Si racconta che queste cavità furono scavate durante l’ultima guerra per essere utilizzate come rifugio. A confutare questa ipotesi basterebbe osservare che alcune si trovano in posizione troppo elevata per servire da rifugio. In alcuni casi gli ingressi sono parzialmente ostruiti dal materiale franato dall’alto (Fig.4).

Fig.4. Veduta esterna di parte degli ingressi alle cavità scavate nell’arenaria; gli accessi sono a quote diverse tra loro e alcuni sono parzialmente interrati (foto Luigi Ropa Esposti)

Ricordiamo che il territorio di Sasso Marconi fu abitato nell’antichità, come evidenziano alcune tombe villanoviane (2) di Ca’ de Bassi, Lagune, Moglio, Pontecchio, Battedizzo e quelle etrusche di Montechiaro, Pontecchio e Sasso. Il ritrovamento di due tombe ad inumazione presso il capoluogo, con vasellame bronzeo, ceramiche antiche e decorazioni, databili alla metà del V secolo a.C., rendono verosimile l’esistenza della leggendaria città etrusca di Carena, ricordata dagli storici del ’500 – ’800.

Continua….