
“Premio ai Buoni” © Lucia Canova
tratto dal periodico del Circolo Filatelico “Sasso & Dintorni”
di Francesca Pellegrini
Sasso Marconi, 21 Gennaio 1901-1975
Quando scoppiò il secondo conflitto mondiale Alfonso Canova era un uomo di mezza età con un’attività ben avviata di mediatore immobiliare. Le sue origini erano a Sasso Marconi, ma aveva posto la propria sede in città, a Bologna. Fino a pochi mesi fa nessuno in paese ha saputo nulla di ciò che è stato in grado di fare in quegli anni, azioni degne non solo di essere menzionate, ma anche di essere ricordate come esempio.
È stato grazie all’interessamento ed al lavoro svolto dalla Professoressa Antonia Grasselli e dai suoi studenti del Liceo Fermi di Bologna che siamo venuti a conoscenza di queste vicende. Ci stupiamo di come per più di sessant’anni un gesto così importante sia rimasto sconosciuto, ma siamo felici che i fatti stiano in questi mesi tornando alla luce, grazie anche all’aiuto delle preziose testimonianze della figlia di Canova, Lucia, e della sua segretaria di quegli anni, la Signora Anna De Bernardi.
Il 4 gennaio del 1968 a Gerusalemme, nel Giardino dei Giusti presso il Museo Yad Vashem, è stato piantato un albero a lui dedicato. Questo gesto corrisponde all’onorificenza di cui fu insignito in quell’occasione, il titolo cioè di Giusto tra le Nazioni. Esso viene attribuito dallo Yad Vashem (ovvero il memoriale in cui si ricordano tutte le vittime ebree dello sterminio nazista) soltanto a coloro che hanno contribuito durante la seconda Guerra Mondiale a salvare la vita di una o più persone di religione ebraica, pur non appartenendo a quel credo. In Italia sono meno di cinquecento le persone che si possono fregiare di questo titolo.
Alfonso Canova era una persona mite e riservata, che non ha mai desiderato che il suo nome venisse alla ribalta per i molti gesti che aveva compiuto per salvare delle vite umane, ma ora, passati quasi settant’anni dalla guerra, c’è il rischio che, senza testimonianze come quelle dei suoi atti, le giovani generazioni perdano il senso di cosa è realmente successo durante la guerra, e venga dimenticata una delle pagine più importanti della storia europea.
Furono almeno sei le persone che hanno avuto salva la vita grazie alle azioni del Canova: erano ebrei di origine slava (croata) fuggiti dalla loro patria dopo l’invasione tedesca. Si trovavano a Bologna nello stato giuridico di internati liberi, che il regime fascista utilizzava in parziale applicazione delle leggi razziali. A seguito dell’armistizio dell’8 settembre 1943, con i nazisti che occuparono il territorio italiano, la loro situazione peggiorò drasticamente. Fu a questo punto che Canova decise di farsi carico delle loro necessità e di portarli da Bologna, dove avrebbero potuto facilmente essere identificati e catturati, ad una casa colonica di sua proprietà, il Molinetto, in comune di Pianoro. In questo luogo isolato li mantenne e li sfamò per tutto l’inverno tra il 1943 e il 1944, finché, a causa di una denuncia, dovette provvedere a reperire per loro un altro rifugio sicuro. Riuscì a fare alloggiare queste persone nella casa di un parente a Milano, e si occupò anche di organizzare e condurre il viaggio fino alla nuova destinazione. Al suo rientro a Bologna la polizia fascista lo arrestò e interrogò a proposito delle sue attività in favore di alcuni ebrei. Alfonso Canova rimase in carcere per una settimana, ma non tradì mai i suoi protetti. Riuscì infine a procurare loro i fondi per tentare la fuga oltre il confine svizzero.
Da questa vicenda si comprendono la sincera vicinanza umana e l’attitudine disinteressata degli atti che Canova compì per queste persone. Il suo fine era salvare loro la vita, e lo raggiunse. Non vide la necessità di pubblicizzare il proprio gesto proprio grazie alla naturalezza con cui l’aveva compiuto, e per il resto della sua vita si limitò a coltivare i rapporti con le persone che aveva salvato senza mai rendere pubblica la propria storia.
Oggi, in un’epoca in cui compiere un’azione soltanto perché la si ritiene giusta o necessaria, senza avere nulla in cambio, è un’idea quasi sempre astratta, sentiamo il bisogno assoluto di ricordare questo esempio, poiché ci dà la speranza che la forza di un gesto riesca dove spesso falliscono insegnamenti teorici: nel far capire ai giovani, e non solo, quanto è importante essere buoni, giusti e umani.
Il 24 gennaio 2012 gli studenti degli Istituti Fermi e Ferrarini hanno piantato
anche a Sasso Marconi un albero a ricordo di Alfonso Canova

