di Valerio Brecci
Ai bordi del Reno, in una piana conquistata alle piene stagionali, poco distante dal terrazzo della trattoria di Vizzano, era sorto, negli anni ’60,un notevole spiazzo, una sorta di campo sportivo col fondo in sabbia pressata e anche un po’ d’erba. L’ingresso o meglio il sentiero per accedervi era a fianco di una casetta adibita al controllo dell’ acquedotto romano. La sorgente dove bere per calmare l’arsura dei pomeriggi d’estate era accanto a un’altra casetta dell’acquedotto, più vicina alla trattoria, sotto il piano stradale. I ragazzi ci andavano tutti assieme con tacito accordo. I pali delle porte erano di rami di pioppo sostenuti da audaci incastri a forcella. Il campo, senza linee di fondo – si andava a occhio -. richiamava un bel gruppo di ragazzi di svariate età, che per interi pomeriggi correvano dietro a palloni mezzo sgonfi, che quando colpivano un palo delle “porte”, facevano crollare tutto sul portiere. Grida, urla, risate, arrabbiature, andavano avanti, instancabilmente per ore, fino all’ imbrunire, echeggiavano in questa piccola valle nascosta ai più.

Protagonisti di quelle maratone di gioco sulle rive del fiume, i fratelli Marzolini ( ma quanti erano?), i fratelli e cugini Nanni, i Fava… Si poteva assistere, nelle fasi confuse di gioco, anche a audaci “rovesciate volanti” con atterraggi sulla sabbia che attutiva le cadute. Uno spasso gratuito per tanti ragazzi lontani dalle poche società sportive giovanili che operavano nella valle.
Di sicuro quell’angolo di verde sulle rive del Reno è stato il più bel regalo per i ragazzi delle famiglie contadine di Vizzano e dintorni.
Ora, quel campo, se lo e’ ripreso la vegetazione del Reno che continua a scorrere lento e silenzioso a poca distanza.

