Via Stazione

Il seguente brano è estratto da un articolo più completo presente sul N.38 del periodico ..al sâs… a cura del gruppo di studi “Progetto 10 righe”

Sasso Viale della Stazione nel 1921. La seconda casa verso il fiume era la sede della Poste e
Telegrafi (ediz. Giuseppe Fabbriani).

di Cecilia Pelliconi Galetti

La città di Sasso Marconi come la ricordo negli anni dal 1956 al 1960

La casa in via Stazione

Molti giorni nel mese di febbraio 2018 sono stati grigi, freddi, rigidi, deprimenti, tanto da infondere malinconia nel cuore. Lungo la strada davanti a casa mia che porta alla stazione ferroviaria di Sasso Marconi, transitano a piedi persone incappucciate e frettolose, mentre nell’aria volano leggeri piccoli fiocchi di neve. Oggi è proprio uno di quei giorni.
Io vivo qui sola nella grande casa, dove sono rimasta in compagnia dei miei cento anni assieme ai ricordi di un passato ormai lontano. Non volendo lasciarmi vincere dalla nostalgia, mi siedo davanti al caminetto. Smuovo i ceppi ardenti, e osservo le grosse braci che mi stanno regalando un gradito calore che mi avvolge e mi dà forza e benessere. Mentre contemplo la fiamma vacillante che si alza verso la cappa del camino il mio pensiero corre ai tempi lontani nel 1956. Io mi rivedo mentre preparo tutte le cose di casa perché il giorno successivo dovrò traslocare dalla ristrutturata fattoria di via Vizzano alla nostra nuova casa. Mio marito ed io l’abbiamo fatta costruire a Sasso Marconi, nel paese che sta lentamente rinascendo dalle rovine della seconda guerra mondiale, scoppiata in Italia nel giugno 1940 e terminata il 25 aprile 1945.

Panorama sulla stazione ferroviaria di Sasso, foto scattata nella seconda metà degli anni ‘50. Sullo sfondo è visibile il nuovo ponte Leonardo da Vinci sul Reno che fu inaugurato nel 1957
(cartolina Edizioni Fabbriani tratta dal volume “Sasso e Marconi nelle cartoline d’epoca” a cura di Giuseppe dall’Olio)

Mentre sistemo tutto per il trasloco sento un forte dispiacere nel dover lasciare quella casa a Vizzano, fatta restaurare in modo eccezionale dal nuovo proprietario. In quella fattoria abbiamo vissuto molto bene, negli anni dal 1951 al luglio 1956, con mio marito e la famiglia. Però siccome le mie figlie in quel periodo lavoravano a Bologna, era per loro molto scomodo al mattino andare in stazione per prendere il treno alle ore 7.00 e tornare alla sera con quello delle ore 20.00, soprattutto percorrere il tragitto con grande disagio nella brutta stagione. Proprio per questo motivo io e mio marito avevamo deciso di far costruire questa casa in via Stazione, e qui abbiamo vissuto a partire dal luglio 1956, come ho già detto, con la mia adorata famiglia, e ancora oggi io ci abito da sola.
In via Stazione erano state costruite le prime tre case nuove: quella del medico dottor Aldrovandi al numero 4, quella del veterinario dottor Morganti al numero 8 e la nostra casa al numero 10, poi c’era un vasto campo coltivato fino alle case UNRRA (nota 1).

Via Stazione fino all’incrocio con via Kennedy

Sull’angolo di via Porrettana con via Stazione era risorto il negozio Fabbriani, dopo la distruzione subita dai bombardamenti della guerra.
Dalla fine del conflitto nel 1945 al 1956, in seguito alla ricostruzione, il negozio era tornato spazioso ed efficiente come ai tempi passati.
Era stato eretto un portico su via Porrettana con varie vetrine che esponevano la merce in vendita, ed altre su via Stazione. Vendeva merceria, teleria, biancheria, lana per i materassi, cartoleria per la scuola e molti articoli vari. Proseguendo su via Stazione si incontrava il negozio di oreficeria e gioielleria di Loris Battistini, seguito dal “Bar Rosa” (dove oggi c’è l’ “Ex Punto Bar”) frequentato in modo particolare da giovani e giovanissimi del paese. Era gestito dai coniugi Rosa che, prima di aprire il bar, avevano condotto “la baracchina” che vendeva i gelati (nota 2) nella piazza antistante la chiesa parrocchiale di Sasso e il Municipio, dove ora ci sono comode panchine. Essendo il bar prediletto dai ragazzi capitava che nelle serate estive fosse frequentato anche da qualche giovane ragazza che osava uscire di casa per incontrare gli amici.
Dopo il Bar Rosa su via Stazione si presentava un edificio di recente costruzione. Annibale Lamma l’aveva fatto costruire sul terreno dove la guerra aveva distrutto l’abitazione della famiglia Lamma, dove abitava suo padre con due fratelli. Era una casa spaziosa che aveva al piano terra un negozio, nel quale mio cognato Corrado Pelliconi vendeva le scarpe.
Dove oggi c’è la Banca Unipol e il Supermercato Metà c’era il vastissimo negozio Rizzi, con quattro ampie vetrine che esponevano gli oggetti più attraenti. Erano articoli per la casa, servizi di piatti, bicchieri, tegami, articoli da regalo; ma il negozio di Rizzi, in quel periodo del dopoguerra, era molto frequentato perché vendeva soprattutto ferramenta e materiale da costruzione.

Via della Stazione in una foto di anteguerra. Sulla destra il magazzino di materiali edili e
ferramenta della ditta Rizzi. In fondo a destra il negozio di merceria Fabbriani (cartolina Edizioni Fabbriani tratta dal volume “Sasso e Marconi nelle cartoline d’epoca” a cura di Giuseppe dall’Olio
)

Dove oggi sorge il Centro Medico Specialistico Roncati, allora si notava una graziosa villetta ombreggiata da un albero secolare risparmiato dalla guerra, che era di proprietà dei signori Veggetti di Bologna, che qui venivano regolarmente per trascorrere l’estate. Prima della guerra in questa zona c’era l’Ufficio Postale di Sasso e l’abitazione della signora Rosati che era la capo-posta; oggi c’é l’edificio di Giuliano Tossani. Sull’angolo di via Stazione con l’attuale via Kennedy c’era un lato della costruzione che ancora oggi ospita la caserma dei Carabinieri (nota 3), che avevano l’ingresso principale proprio su via Kennedy. Su quella strada non c’erano ancora le case e le ville che sono sorte negli anni successivi.

Via Stazione dopo l’incrocio con via Kennedy

Proseguendo lungo via Stazione, attraversata via Kennedy, si trovavano sul lato destro, come ho già detto, le case del dottor Aldrovandi, del veterinario Morganti e quella della mia famiglia. Di fronte alla casa del dottor Aldrovandi, sul lato sinistro della strada, c’era la villetta che oggi è abitata dalla signora Edera Massa e famiglia, e l’abitazione di Beghelli che, assieme ai figli, eseguiva lavori con il cemento.
Poco distante, nel periodo che descrivo, si trovavano le macerie di un villino dove prima della guerra abitava il dottor Zanotti, medico condotto di Sasso Marconi. Proseguendo in direzione della stazione si presentava un’altra casa restaurata, dove ogni anno veniva da Bologna a trascorrere l’estate il colonnello Licurgo Ferrari, comandante del Reggimento Genio Radiotelegrafisti, assieme alla nipote con famiglia.

Il villino Elvezia, che era posto al termine del rettilineo di via Stazione. Venne fatto costruire
dallo svizzero sig. Tcharner con un tetto che aveva una pendenza maggiore rispetto alle nostre case, più simile alle case alpine. Si dice che venisse chiamata “casa delle bestemmie” per via delle imprecazioni dei muratori a causa della difficoltà di rimanere in piedi durante la costruzione della copertura con eccessiva pendenza. La casa è stata distrutta dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale (cartolina Edizioni Fabbriani tratta dal volume “Sasso e Marconi nelle cartoline d’epoca” a cura di Giuseppe dall’Olio)

Da questa casa fino a Villa Elvezia (soprannominata “casa delle bestemmie”) posta di fronte alle case UNRRA, completamente distrutta dai bombardamenti poi ricostruita, si notavano le macerie di due villini abitati prima della guerra da famiglie conosciute da noi tutti.
Da qui fino alla stazione, tornando sul lato destro della strada, c’era una villetta in fase di restauro e la casa di Pompeo Franceschini, già ricostruita, seguita dall’edificio dove abitavano gli impiegati della ferrovia.
Davanti alla stazione ferroviaria c’era un’abitazione dove risiedeva una certa Natalina Natalini che custodiva le biciclette di coloro che venivano in stazione e prendevano il treno per recarsi a Bologna per lavoro.
Ora l’abitato di Sasso Marconi si è ingrandito, ha molto poco in comune con ciò che ho descritto, relativo agli anni 1956-60, ora è diventato ricco, bello e accogliente; giustamente gli è stato conferito in anni recenti l’appellativo di “città”.

note

nota 1: La sigla UNRRA (in lingua inglese: United Nations Relief and Rehabilitation Administration) è usata ancora oggi per qualificare le case costruite su disposizione delle Nazioni Unite per riabilitare le zone danneggiate dalla guerra

nota 2: Sulla baracchina dei gelati la scrittrice Giovanna Bassi, che da molti anni collabora con la rivista “al sâs”, ha scritto un bel articolo intitolato “Quando la baracchina dei gelanti era in piazza”, pubblicato sul n.30 (2° semestre 2014, pag. 86)

nota 3: La caserma dei Carabinieri di Sasso fu inaugurata il 13 novembre 1949. L’ingresso era già sulla strada, allora parzialmente in costruzione, chiamata dagli abitanti “la circonvallazione di Sasso”, che venne completata verso la fine del 1950 e, dopo il tragico assassinio del Presidente degli Stati Uniti (22 novembre 1963) fu intitolata a J.F. Kennedy