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Il fiume Reno è il secondo corso d’acqua più lungo dell’Emilia-Romagna dopo il Po, con una lunghezza di circa 211 chilometri

Nasce in Toscana, sull’Appennino pistoiese (a Prunetta), a circa 1.010 metri di quota.
Attraversa le province di Pistoia, Prato, Firenze, Bologna, Modena, Ferrara e Ravenna.
Sfocia nel mare Adriatico, a sud delle Valli di Comacchio.
Portata e bacino Ha un bacino di oltre 5.000 km². È il fiume più grande tra quelli che sfociano direttamente in Adriatico a sud del Po.
Principali affluenti Riceve le acque di vari fiumi appenninici, tra cui il Setta, il Lavino, il Samoggia, l’Idice, il Santerno e il Senio

Il fiume oggi
Reno rappresenta una risorsa naturale e storica fondamentale per l’Emilia-Romagna, configurandosi come il decimo fiume italiano per lunghezza e il primo della regione per estensione del bacino idrografico tra quelli che non sfociano nel Po. Lungo circa 211 chilometri, il corso d’acqua nasce sull’Appennino pistoiese a circa 1.010 metri di altitudine. Dopo aver percorso il tratto montano, il Reno entra nella provincia di Bologna e si snoda attraverso la pianura padana, modificando drasticamente la propria natura prima di sfociare nel mare Adriatico, a sud delle Valli di Comacchio. Il suo bacino raccoglie le acque di numerosi affluenti appenninici ed è storicamente caratterizzato da un regime fortemente torrentizio, con piene autunnali improvvise e magre estive pronunciate, elementi che hanno richiesto nei secoli imponenti opere di gestione idraulica.

La casa sul fiume Reno sotto la Rupe

Il territorio di Sasso Marconi costituisce un punto di transito nevralgico nella geografia del fiume Reno, segnando la fine del tratto propriamente montano e l’ingresso nella pianura. In questa area il paesaggio fluviale è dominato dalla Rupe del Sasso, una maestosa parete di arenaria che si erge a picco sul letto del fiume e che storicamente ha canalizzato il corso delle acque, offrendo uno scenario geologico unico. Il tratto di Sasso Marconi si distingue per un’ampia biodiversità e per la presenza di aree protette legate all’ecosistema fluviale, dove i greti ghiaiosi si alternano a zone di vegetazione ripariale. Oltre all’importanza naturalistica, questo segmento del Reno conserva una forte valenza storica e infrastrutturale: le sponde marconiane testimoniano il passaggio di antiche vie di comunicazione e lo sfruttamento millenario delle acque, che poco più a valle, presso la Chiusa di Casalecchio, venivano parzialmente deviate fin dal Medioevo per alimentare la rete dei canali bolognesi, muovere i mulini e sostenere l’economia della vicina città di Bologna.

Ponte ferroviario provvisorio del dopoguerra.

Informazioni storiche e il rapporto con il Po

Nell’antichità e nell’Alto Medioevo, il Reno non sfociava direttamente in mare ma era un affluente del fiume Po. Le sue acque si disperdevano in una vasta zona di paludi salmastre e acquitrini chiamata Padusa.

  • A causa di piene disastrose e depositi di detriti, il letto del fiume è cambiato molte volte nei secoli. Nel Basso Medioevo il distacco dal Po divenne netto in seguito a rotte e interventi umani.
  • Per evitare le continue inondazioni nella pianura ferrarese, nel XVIII secolo (durante il papato di Benedetto XIV) fu scavato un canale artificiale, il Cavo Benedettino, che dirottò le acque del Reno verso Argenta e il mare.
    Il legame con il Grande Fiume è oggi ricreato artificialmente tramite il Cavo Napoleonico, un canale scolmatore che collega il Reno al Po per alleggerire le piene del primo.
Panoramica del fiume Reno nel suo passaggio sotto la Rupe.
Fotografia gentilmente concessa dalla Fondazione Progetto Genus Bononiae della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna.

Nelle epoche etrusca e romana, il fiume Reno (noto in latino come Rhenus) non era semplicemente un elemento del paesaggio, ma l’asse strategico attorno a cui ruotava l’economia, il commercio e la sopravvivenza idrica dell’intera regione.

Le modalità di utilizzo del fiume variarono sensibilmente tra le due epoche, lasciando tracce archeologiche indelebili proprio nel territorio di Sasso Marconi e nei comuni limitrofi.

L’epoca etrusca (VI – IV secolo a.C.): La via dei commerci transappenninici
Per gli Etruschi, la Valle del Reno rappresentava il corridoio naturale più importante per collegare l’Etruria tirrenica (la Toscana attuale) con l’Etruria padana (Felsina, l’odierna Bologna, e il porto di Spina sull’Adriatico).
Il Reno era utilizzato come una vera e propria via di comunicazione. Lungo le sue sponde si snodavano i sentieri e i tracciati usati dai mercanti per trasportare merci preziose (come il vino, l’olio e le ceramiche greche e attiche da simposio) oltre l’Appennino. Proprio a Sasso Marconi sono state rinvenute ricche sepolture etrusche con vasi attici a testimonianza di questo intenso flusso.

Sasso Bolognese – Vallata del Reno vista dalla Rupe – 1928.
Il ponte che attraversava il fiume Reno a destra della cartolina, era della ferrovia a scartamento ridotto che da Sasso arrivava fino a Vado ed era una linea di trasporto per gli operai e i materialiche servivano per costruire la nuova ferrovia ”Direttissima”.
(edizione Giuseppe Fabbriani)
  • Poco più a monte di Sasso Marconi, gli Etruschi fondarono la città di Kainua (oggi area archeologica di Marzabotto). La città sorse su un terrazzo fluviale del Reno proprio per controllare il traffico mercantile sul fiume e sfruttare la vicinanza dell’acqua per l’approvvigionamento e le prime attività metallurgiche.
  • Gli Etruschi sfruttarono i greti del Reno per estrarre l’argilla e le canne palustri necessarie alla costruzione delle prime capanne e dei successivi insediamenti.

L’epoca romana (II secolo a.C. – V secolo d.C.): Ingegneria e infrastrutture
Con la conquista romana e la fondazione della colonia di Bononia (189 a.C.), l’uso del Reno passò da puramente commerciale a fortemente ingegneristico. I Romani domarono e sfruttarono il fiume attraverso grandiose opere pubbliche:

  • L’Acquedotto Romano di Bologna (Il capolavoro idraulico)
    Costruito sotto l’imperatore Augusto (I secolo a.C.), l’acquedotto è un’opera d’ingegneria straordinaria ancora parzialmente funzionante. L’opera nasce proprio alla confluenza tra il fiume Reno e il torrente Setta, nel territorio di Sasso Marconi. I Romani scavarono una galleria sotterranea (un cunicolo) di circa 18 chilometri nella roccia, che correva parallela al Reno catturandone le acque pulite filtrata dalle ghiaie, per portarla fino al cuore di Bologna.
  • La navigazione interna
    Nel tratto di pianura, il Reno era navigabile e veniva utilizzato per trasportare merci pesanti (come legname da costruzione dall’Appennino e prodotti agricoli) verso il fiume Po e il porto di Ravenna.
  • Teatro della grande storia politica
    Il fiume era talmente rilevante come confine geografico e politico che, nel 43 a.C., su un’isoletta del Reno nei pressi di Bologna (Bononia), i generali Ottaviano (futuro Augusto), Marco Antonio e Marco Lepido si incontrarono per stipulare lo storico patto politico del Secondo Triumvirato.
  • I primi ponti in muratura
    Fu proprio in epoca romana che vennero gettate le basi stabili per l’attraversamento del fiume. Nei pressi di Sasso Marconi e Casalecchio sorsero i primi ponti romani per garantire la continuità della viabilità militare e commerciale verso il sud.
Bagnanti nel tratto del fiume Reno, di fronte a Palazzo Rossi nel 1934 (foto edizione G. Mengoli)

Durante i due conflitti mondiali, il fiume Reno italiano ha ricoperto un ruolo geopolitico e strategico cruciale per la difesa, le comunicazioni e il controllo del Nord Italia. A differenza del Reno europeo, che fungeva da immenso confine internazionale, il Reno emiliano si è trasformato in un vallo difensivo naturale invalicabile e in una via di ritirata o avanzata sanguinosa nel cuore dell’Appennino bolognese.

La Prima Guerra Mondiale (1915-1918): Energia e Logistica
Durante la Grande Guerra, il Reno non fu una linea di fronte (i combattimenti si concentravano sul fiume Piave e sull’Isonzo), ma divenne un’infrastruttura fondamentale per sostenere lo sforzo bellico italiano nelle retrovie.

  • La ferrovia Porrettana come arteria militare
    La Valle del Reno ospitava la ferrovia Porrettana, che all’epoca era il principale collegamento ferroviario transappenninico tra il Centro-Sud e la Pianura Padana. Attraverso questa linea, che costeggiava costantemente il fiume, l’esercito italiano trasportò milioni di soldati, munizioni e rifornimenti diretti al fronte veneto.
  • La risorsa idroelettrica per le fabbriche d’armi: Per alimentare le industrie belliche e la stessa linea ferroviaria, il bacino del Reno venne fortemente sfruttato. Proprio in quegli anni si accelerò la progettazione e la costruzione di grandi bacini idroelettrici sull’Appennino (come i laghi di Pavana e di Suviana sui suoi affluenti), trasformando le acque del Reno nell’energia che muoveva le fabbriche di munizioni a Bologna e nel nord del Paese.

La Seconda Guerra Mondiale (1943-1945): Il Fronte della Linea Gotica
Il ruolo più drammatico del Reno si consumò negli ultimi due anni della Seconda Guerra Mondiale, quando il suo corso venne tagliato in due dalla Linea Gotica, il sistema fortificato tedesco progettato per sbarrare il passo alle truppe Alleate.

Il bastione naturale della Valle del Reno
Dall’autunno del 1944 alla primavera del 1945, l’avanzata della 5ª Armata americana verso Bologna fu letteralmente bloccata lungo i canyon scavati dal fiume.

  • L’imbuto di Sasso Marconi
    La gola del Reno, dominata da imponenti pareti rocciose come la Rupe del Sasso, il Monte Mario e il Monte Adone, offriva ai tedeschi una posizione difensiva perfetta. I soldati della Wehrmacht scavarono bunker e nidi di mitragliatrici nella roccia, dominando dall’alto ogni centimetro del greto del fiume.
  • La Porrettana sotto assedio
    Gli Alleati cercarono disperatamente di risalire la Strada Statale 64 (Porrettana) che correva parallela al Reno, ma ogni tentativo di avanzata si scontrava con il fuoco incrociato proveniente dalle vette sovrastanti.

La distruzione metodica dei ponti
Per rallentare i carri armati anglo-americani, l’esercito tedesco in ritirata applicò la tattica della terra bruciata. Tutti i ponti strategici sul Reno furono sistematicamente fatti saltare in aria.
Il ponte stradale di Sasso Marconi, i viadotti della ferrovia Porrettana e le passerelle pedonali vennero distrutti. Il fiume divenne così una barriera d’acqua invalicabile e fangosa, specialmente durante le piene autunnali e invernali, che costrinse gli Alleati a una logorante guerra di posizione durata quasi otto mesi.

La Resistenza e il controllo dei guadi
Nelle aree boschive che costeggiavano il Reno e sui rilievi circostanti (come l’area di Monte Sole), operavano i partigiani della Brigata Stella Rossa. Per la Resistenza, il controllo dei guadi nascosti del fiume Reno era vitale per:
Spostare uomini e armi da una sponda all’altra senza farsi intercettare dai pattugliamenti tedeschi
Compiere azioni di sabotaggio contro i convogli militari lungo la ferrovia e le strade della valle.
Fornire informazioni d’intelligence agli Alleati sulla disposizione delle difese nemiche posizionate lungo l’asta fluviale.

Ponte di Vizzano sul fiume Reno - Sasso Marconi
Ponte di Vizzano sul fiume Reno – Sasso Marconi
(Foto di Lupo Lorenzo Calzoni)

La liberazione della valle del Reno avvenne solo nell’aprile del 1945, quando le truppe alleate riuscirono finalmente a scavalcare le montagne e a dilagare nella pianura bolognese, lasciandosi alle spalle uno dei teatri più devastati dell’intera campagna d’Italia.

La grande piena che travolse il Ponte Albano il 7 – 8 novembre 1966.

Nel lunghissimo arco temporale che va dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente fino alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, la Valle del Reno e il territorio di Sasso Marconi hanno vissuto trasformazioni e vicende epocali. Il fiume non è stato solo uno sfondo geografico, ma il vero motore di eventi politici, economici e ingegneristici. I principali eventi e fenomeni storici che hanno coinvolto il Reno in questo territorio includono:

Alto Medioevo: La navigazione commerciale e i diritti fluviali
Nell’Alto Medioevo (secoli IX-X), nonostante il progressivo impaludamento della pianura e il declino delle strade romane, il Reno rimase una via di comunicazione cruciale.

  • Il controllo dei porti
    Documenti storici risalenti al re d’Italia Berengario I (intorno all’anno 900) testimoniano che il controllo dei porti fluviali e dei mercati lungo il Reno (compreso il commercio di legname proveniente dalle foreste appenniniche di Sasso e Marzabotto) fu formalmente donato alla Chiesa e al Vescovo di Bologna. Il fiume era l’unica via sicura per trasportare merci pesanti verso la pianura.

Il Basso Medioevo e la Rivoluzione Industriale bolognese (XIII secolo)
Il periodo compreso tra il 1100 e il 1300 segna la nascita della più grande opera idraulica medievale d’Europa, situata a pochi chilometri da Sasso Marconi: la Chiusa di Casalecchio.

  • L’oro di Bologna
    Il Comune di Bologna sbarrò il corso del Reno per deviare parte delle sue acque nel Canale di Reno. Questa maestosa opera idraulica prelevava l’energia cinetica del fiume subito dopo il transito da Sasso Marconi.
  • L’impatto locale
    Questo sbarramento trasformò l’economia di Sasso Marconi. Il fiume divenne la via preferenziale per i faticosi trasporti degli zatterieri, che legavano i tronchi d’albero tagliati sull’Appennino e li facevano fluttuare lungo la corrente fino alla chiusa, rifornendo Bologna del legname necessario per le sue industrie seriche (della seta) e per i mulini da grano.

L’epoca dei Castelli e delle contese (XIV – XV secolo)
Proprio a causa dell’importanza strategica della Chiusa e dell’acqua del Reno, la gola di Sasso Marconi (all’epoca nota come Sasso di Glòsina) divenne un territorio militarmente caldissimo.

  • Le guerre per l’acqua
    Chi controllava Sasso Marconi e l’accesso al fiume poteva letteralmente “chiudere i rubinetti” e mettere in ginocchio la ricca Bologna. Per questo motivo, le famiglie nobiliari bolognesi e i signorotti locali (come i della Volta e i de’ Rossi) edificarono torri di guardia, fortificazioni e borghi fortificati (come le prime strutture di Colle Ameno e del Palazzo de’ Rossi) lungo le sponde del Reno per proteggere o assaltare i flussi commerciali.

Il Rinascimento e la nascita delle “Ville di Delizia” (XVI – XVIII secolo)
Con la pacificazione del territorio sotto lo Stato Pontificio, le sponde del Reno a Sasso Marconi mutarono radicalmente funzione, diventando il luogo prediletto della nobiltà bolognese per la villeggiatura e la produzione agricola d’élite.

  • Palazzo de’ Rossi
    Ampliato nel XV-XVI secolo proprio sulla sponda del Reno, divenne una corte rinascimentale sfarzosa che ospitò persino Papa Giulio II. Il palazzo sfruttava un canale privato derivato dal Reno per muovere mulini, cartiere e segherie interne.
  • Il Borgo di Colle Ameno
    Nel Settecento, il focone illuminista del conte Filippo Ghisilieri trasformò questa zona vicino al fiume in una vera e propria “città ideale”, dotata di una tipografia, una fabbrica di maioliche d’alto pregio e filande, tutte attività economiche sostenute dalla vicinanza e dalle risorse della valle fluviale.

La rivoluzione dei trasporti nell’Ottocento
Prima della Grande Guerra, il Reno a Sasso Marconi fu il corridoio geografico che permise la modernizzazione dei collegamenti tra il Nord e il Centro Italia.

  • La Strada Porrettana (1847)
    Venne inaugurata la nuova strada statale che costeggiava il fiume, facilitando i commerci transappenninici.
  • La Ferrovia Porrettana (1864)
    Fu la prima linea ferroviaria a valicare l’Appennino, considerata un trionfo ingegneristico dell’epoca. I binari vennero posati seguendo i tornanti e le anse scavate dal Reno nel territorio di Sasso Marconi, richiedendo la costruzione di ponti e gallerie a ridosso del letto del
  • fiume.

Sfruttamento moderno del fiume

L’estrazione massiccia di ghiaia e sabbia dal letto del Reno (avvenuta storicamente soprattutto dal secondo dopoguerra fino al blocco totale dei prelievi nei primi anni ’80) ha causato gravi alterazioni morfologiche, idrauliche ed ecologiche all’intero ecosistema del fiume.

Abbassamento del letto del fiume (Incisione dell’alveo)
La rimozione forzata dei sedimenti ha spezzato l’equilibrio naturale del corso d’acqua. Il fiume, privato della sua protezione di ghiaia, ha iniziato a scavare il proprio fondo energeticamente. Questo fenomeno (noto come incisione) ha portato il letto del Reno ad abbassarsi anche di diversi metri rispetto al livello originario in molti tratti della pianura e della prima collina.

Una delle cave di estrazione della ghiaia e sabbia che negli anni 70/80 lavorava sul fiume Reno (foto F. Risi)

Erosione regressiva e progressiva
Il vuoto creato dagli scavi ha innescato una reazione a catena lungo l’asta fluviale:

  • A monte (regressiva): La corrente accelera per colmare la buca artificiale, scalzando e asportando i sedimenti situati più in alto.
  • A valle (progressiva): L’acqua, uscendo impoverita di sedimenti dalle zone di scavo, ritrova “energia pulita” e torna a corrodere il letto e le sponde a valle per ricaricarsi di detriti.

Instabilità di ponti, argini e infrastrutture
L’abbassamento del fondo ha causato lo scalzamento delle fondazioni di numerose opere antropiche. I pilastri dei ponti stradali e ferroviari, le traverse idrauliche e le difese spondali (argini) si sono ritrovati esposti all’azione diretta della corrente, subendo crolli o richiedendo costosi interventi di consolidamento per evitarne il cedimento.

Scomparsa delle aree di esondazione naturale
Con l’alveo molto più profondo e stretto, il fiume si è trasformato in una sorta di “canale artificiale”. Durante le piene ordinarie, l’acqua non riesce più a espandersi naturalmente nelle golene laterali. Questo fa sì che la velocità e la forza distruttiva della corrente aumentino a dismisura, scaricando tutta la pericolosità idraulica sui territori più a valle.

Abbassamento della falda freatica
Il livello dell’acqua nel fiume regola direttamente la quota della falda acquifera circostante. L’abbassamento dell’alveo ha letteralmente “drenato” i terreni agricoli adiacenti, provocando il progressivo abbassamento della falda idrica sotterranea, con gravi ripercussioni sulla stabilità dei pozzi e sull’approvvigionamento idrico per l’agricoltura locale.

Erosione della costa e delle spiagge
La drastica riduzione del trasporto solido (la quantità di ghiaia e sabbia che il Reno sposta verso la foce) ha privato le spiagge romagnole del loro naturale ripascimento. La mancanza di questi sedimenti, unita alle correnti marine, ha accelerato i forti fenomeni di erosione costiera osservabili oggi nei pressi della foce e nelle località balneari vicine.