a cura del gruppo di studi “Progetto 10 righe”

Tratto dalla rivista semestrale “al sâs”
foto in evidenza: La facciata di Palazzo de’ Rossi rivolta a ponente in una cartolina postale dei primi anni del Novecento (collezione Fanti, proprietà Comune di Sasso Marconi)
L’articolo continua sulle pagine del Gruppo di Studi “Progetto 10 Righe”
di Pier Luigi Perazzini
C’è storia e storia
Può apparire strano, ma di una delle ville più antiche e più importanti del territorio bolognese, come fuor di dubbio è il Palazzo Rossi di Pontecchio, non esistono studi organici, approfonditi e condotti secondo le moderne metodologie pluridisciplinari; abbiamo invece notizie frammentarie, e spesso scarsamente documentate.

Disegno non firmato, né datato, ma verosimilmente del primo Ottocento (Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio di Bologna, Gabinetto delle stampe, Raccolta Gozzadini, cartella 27/175)
Ancora oggi per ricostruire le sue vicissitudini, e soprattutto per conoscere la storia della sua nascita, dobbiamo rifarci alle poche notizie presenti nelle cronache, che ci raccontano che la sua costruzione fu cominciata da Bartolomeo Rossi e completata dal figlio Mino. Ce lo dice Leandro Alberti, ricordando la morte di Bartolomeo di Mino Rossi
“uno de senatori alli 3 di maggio (1482), che era huomo molto prudente et pratico et amatore della republica, molto reputato nella città, magnifico et splendido. Il qual fece la maggior parte del palagio da Pontechio con tanta magnificentia et artificio, che penso si possa annoverare fralli magnifici palagi d’Italia fatti in villa, che fu poi ampliato da Mino suo figliuolo. Quivi veggionsi portici, sale camare, loggie, guardacamere con altri eddifici tanto ornatamente disposti et con tanto numero, che vi potrebbe allogiar il papa et l’imperatore agevolmente. Tacerò le fontane di acque vive che da ogni lato veggionsi scendere et trascorrere con peschiere piene di pesci, lasciarò li vaghi giardini che intorniano tanto edifitio ornati di belle topie. Poi non scriverò del molino che è condutto da un canale istratto dall’acqua del Rhenno, né anchor parlarò delli vaghi boschetti di gineveri che sono quivi dietro li giardini dietro al fiume, ove ne tempi agevoli si sentono cantare gli uccellini con tanta soavità, che pare quivi un paradiso terrestre, et anchor ne tempi opportuni si cacciano gli tordi con altri uccelli con gran piacere. Certamente dimostrò tanto huomo di esser di magnifico ingegno, et accomodato ad ogni splendita opera”. Continua….

